La democrazia delle lobby in America
Barack Obama attribuisce la bocciatura della legge sul controllo delle armi da fuoco al lavorìo sordido della lobby delle pistole, entità multiforme e sinistra che si muove nella penombra del palazzo. Nella versione di Obama la National Rifle Association e le associazioni sorelle hanno comprato i voti dei senatori a suon di ricatti e minacce: caro senatore, se vota una legge che ostacola in qualunque modo l’accesso delle persone oneste alle armi da fuoco le scateneremo contro una campagna mediatica devastante; aizzeremo i nostri associati, la dipingeremo come un nemico della Costituzione; nel giro di qualche ora si ritroverà il backyard pieno di cittadini con fiaccole e forconi, cosa che non crediamo gioverà alla sua rielezione.
8 AGO 20

Barack Obama attribuisce la bocciatura della legge sul controllo delle armi da fuoco al lavorìo sordido della lobby delle pistole, entità multiforme e sinistra che si muove nella penombra del palazzo. Nella versione di Obama la National Rifle Association e le associazioni sorelle hanno comprato i voti dei senatori a suon di ricatti e minacce: caro senatore, se vota una legge che ostacola in qualunque modo l’accesso delle persone oneste alle armi da fuoco le scateneremo contro una campagna mediatica devastante; aizzeremo i nostri associati, la dipingeremo come un nemico della Costituzione; nel giro di qualche ora si ritroverà il backyard pieno di cittadini con fiaccole e forconi, cosa che non crediamo gioverà alla sua rielezione. Questo è all’incirca il modus operandi della lobby secondo il presidente. Quello che sfugge alla rappresentazione è che le lobby in America non sono esseri che strisciano fra le pieghe della politica, ma corazzate che si muovono alla luce del sole. Raccolgono milioni di dollari, finanziano candidature, fanno pressioni, favoriscono le loro aziende di riferimento, fungono da cinghia di trasmissione fra il business e la politica. Il mondo delle lobby è regolamentato in modo chiaro, i bilanci sono pubblici così come i flussi dei finanziamenti alla politica. La regolamentazione dei lobbisti e delle associazioni non garantisce l’assenza di attività illegali, ma aiuta parecchio a distinguere il lecito dall’illecito.
Nei due mesi successivi alla strage di Newtown la Nra ha raccolto 2,7 milioni di dollari da spendere in attività politiche, contro i 600 mila che raggranella normalmente in un mese; soltanto a gennaio 250 mila americani si sono iscritti all’associazione, che ora conta circa 4,3 milioni di aderenti. Nell’ultima tornata elettorale ha speso un milione e mezzo in contributi ai candidati, tre milioni in lobbying e 19 milioni in attività collaterali per promuovere i propri interessi. La Nra non è un consesso di chierichetti né una ong che fa adozioni a distanza. Maneggia una materia sensibile regolata dalla Costituzione formale e codificata nella prassi da quella materiale, aspetto rilevante in un paese di 314 milioni di abitanti dove girano 300 milioni di armi da fuoco. La lobby è un ingranaggio del sistema democratico americano, non il virus occulto che cospira a uccidere le leggi dei presidenti assetati di giustizia.