Cosa saremo nel 2013/5
La crisi strutturale irrisolta dell'Europa, influenzerà le elezioni del 2013
Aprile 2013. L’Italia che va alle urne è profondamente diversa da quella del 2008. La recessione economica sta mordendo imprese e famiglie. di Fabrizio Goria, redattore finanziario de Linkiesta
8 AGO 20

Aprile 2013. L’Italia che va alle urne è profondamente diversa da quella del 2008. La recessione economica sta mordendo imprese e famiglie. Il caso vuole che le prime avvisaglie iniziarono proprio nel 2011, quando fra maggio e settembre è avvenuto il più significativo avvitamento della crisi italiana. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, doveva essere il deus ex machina capace di risolvere la situazione, ma la situazione è precipitata. La riforma della pensioni è arrivata, come anche la patrimoniale, il taglio dei costi della politica e un duro giro di vite sui dipendenti del pubblico settore, tagliati di 300.000 unità.
Eppure, questo non è bastato. La crisi strutturale dell’Europa, ancora irrisolta, influenzerà le elezioni anche in Italia, dove la voglia di rinnovamento viaggia di pari passo con l’austerity. Alle urne vanno i due principali partiti che avevano lottato già nell’ultima tornata elettorale. Da un lato il Pdl orfano di Silvio Berlusconi. Sono state lanciate le primarie, che hanno designato il delfino di Berlusconi, Angelino Alfano, come candidato. Dall’altro il Pd. Incapace di risolvere le faide interne, dovute alle troppe correnti, hanno ripiegato, sempre tramite le primarie, sul sindaco di Firenze Matteo Renzi, dato come vincitore dai primi sondaggi. Difficile pensare il contrario, complice la crisi economica che ha fatto perdere al Pdl la fiducia degli italiani. Del resto, è accaduto lo stesso in tutt’Europa dal 2007 a oggi. In mezzo, tutto il sottobosco italico, con al primo posto il Terzo polo di Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini.
La Lega Nord, dopo la spaccatura con il Pdl, corre da sola, sperando di riuscire a cavalcare il sentimento antieuropeista che ha già fatto saltare la testa di Nicolas Sarkozy un anno prima. Sullo sfondo, la crisi europea dei debiti sovrani che non sembra trovare una soluzione. Il fallimento de facto della Grecia e le difficili trattative per l’uscita dall’eurozona stanno per arrivare a conclusione, dopo oltre due anni di dibattiti. Scongiurato il pericolo di un totale collasso dell’euro, si è deciso per l’estromissione di Atene. Non è ancora detto che basti.
di Fabrizio Goria, redattore finanziario de Linkiesta