In morte della lingua

Giornata dell'antilingua l'odierna su Hyde Park. E allora è d'uopo un suggerimento: "anti" è prefisso di natura oppositiva, orbene sposterei la problematica sulla genesi del contrasto. L'anti-lingua si oppone alla lingua, laddove esiste una lingua, credo sia questo il fulcro dibattimentale. Ovvero quale la lingua? Il beneamato e raffinato idioma italico? La musicalità dantesca in terzine incatenate? La melodia in pentagramma decantata da Rossini piuttosto che Mozart e Verdi? Oppure la perifrasi manzoniana degli sposi promessi? Detti elementi a supporto per suffragare malnata e tragica tesi: l'anti-lingua non ha da essere perchè è morta la lingua. E le esequie si svolgono quotidianamente in tempi spazi luoghi del reale dove le nostre sublimi espressioni sintattiche sono dilaniate da neologismi d'ispirazione anglofona, paccottiglia dalla rude onomatopea che solo quel genio del Bardo dell'Avon riuscì a ingentilire. La sconfitta non è nell'"operatore ecologico" quanto nella "new entry". E se muore una lingua muoiono le espressioni della lingua, e parimenti tutto diviene sfocato e le nefaste locuzioni del periodare assumono pregnanze connaturate a significati e significanti opposti. Di conseguenza il monte Calvario di Eluana diviene "l'ospitarla in una struttura". Gioco, partita, incontro.