I tagli sono bellissimi
Anticipare il pareggio di bilancio al 2013 costringerà il governo ad affondare il bisturi nella spesa pubblica. Alcune voci andranno drasticamente ridimensionate, altre tagliate completamente: ciò lascia presagire prima una coda di questuanti a Palazzo Chigi, poi un’orda di scontenti. Apparentemente, per il Cav. si tratta del peggiore dei mondi possibili: deve scegliere se salvare la barca affondando il consenso, o trattenere un consenso effimero mentre soffriamo sui mercati azionari e obbligazionari.
8 AGO 20

Esaminando tutti i casi di grandi aggiustamenti fiscali (cioè manovre superiori all’1,5 per cento del prodotto interno lordo) nei paesi Ocse negli ultimi 30 anni, il paper dimostra che non c’è alcuna evidenza che le politiche di rigore siano un biglietto di sola andata verso la sconfitta elettorale. Anzi: “C’è qualche evidenza che i governi fiscalmente disinvolti tendano a perdere le elezioni più della media”. Al contrario, i governi responsabili non partono svantaggiati, in media.
Perfino restringendo l’analisi ai casi in cui le elezioni si svolgono a “lavori in corso”, “non c’è evidenza che il rigore fiscale danneggi i governi uscenti riducendone la probabilità di rielezione”. Quello che fa la differenza è la serietà delle operazioni di aggiustamento fiscale: se si basano sui tagli della spesa pubblica, “sono associati con una riduzione della probabilità di un cambio di maggioranza”, specialmente se i tagli riguardano i salari dei dipendenti pubblici e la spesa per consumi intermedi.
In pratica, la ricerca dei tre economisi dimostra che gli elettori non sono stupidi o creduloni: capiscono che esistono i problemi e sono disposti ad affrontare terapie anche dure, purché non prevedano esclusivamente aumenti della pressione fiscale. Il governo, dunque, ha un’opportunità: usare il rigore come arma di consenso. Per farlo, deve rivolgersi alla nazione intera, con trasparenza, capacità di persuasione, forte delle idee e delle proposte, e senza pudore tattico. Elettoralmente, così come economicamente, le tasse sono impopolari: i tagli, invece, sono bellissimi. Infatti ridimensionano uno stato divenuto esorbitante, quindi invasivo.
In pratica, la ricerca dei tre economisi dimostra che gli elettori non sono stupidi o creduloni: capiscono che esistono i problemi e sono disposti ad affrontare terapie anche dure, purché non prevedano esclusivamente aumenti della pressione fiscale. Il governo, dunque, ha un’opportunità: usare il rigore come arma di consenso. Per farlo, deve rivolgersi alla nazione intera, con trasparenza, capacità di persuasione, forte delle idee e delle proposte, e senza pudore tattico. Elettoralmente, così come economicamente, le tasse sono impopolari: i tagli, invece, sono bellissimi. Infatti ridimensionano uno stato divenuto esorbitante, quindi invasivo.