I molti episodi poco isolati di agenti americani che vanno a mignotte

Ci sono voluti giorni di interrogazioni parlamentari, licenziamenti, prese di distanza, condanne irreprensibili e altre parti della liturgia ufficiale del potere per convincere l’America che se mettete una ventina di agenti della sicurezza americana – alcuni del Secret Service, altri del Pentagono – in un albergo di Cartagena, in Colombia, ad aspettare l’arrivo del presidente il rischio che la cosa si trasformi in una scena di Animal House non solo esiste, ma è umano cadere nella trappola.
Immagine di I molti episodi poco isolati di agenti americani che vanno a mignotte
Ci sono voluti giorni di interrogazioni parlamentari, licenziamenti, prese di distanza, condanne irreprensibili e altre parti della liturgia ufficiale del potere per convincere l’America che se mettete una ventina di agenti della sicurezza americana – alcuni del Secret Service, altri del Pentagono – in un albergo di Cartagena, in Colombia, ad aspettare l’arrivo del presidente il rischio che la cosa si trasformi in una scena di Animal House non solo esiste, ma è umano cadere nella trappola.

Si sa queste cose come vanno: il clima tropicale, l’attesa snervante (eufemismo) il mojto va giù d’un fiato e alla fine ci si ritrova con la pancia piena d’alcol e la camera piena di ragazze con tariffario. Ci sono voluti giorni, si diceva, per spiegare che è stato un episodio disgraziato e isolato, uno scandalo che non si era mai visto e mai si ripeterà e i protagonisti di festicciole poco sobrie in cui per giunta non si paga il conto pattuito sono stati allontanati tempestivamente. Ci sono volute poche ore, invece, perché questo apparato difensivo crollasse miseramente sotto le notizie di analoghe scorribande sparse qua e là nel mondo. Un contractor del governo americano di stanza a El Salvador ha detto a un giornalista della tv di Seattle KiroTv che nel 2011, pochi giorni prima che Obama facesse visita al presidente del paese, Mauricio Funes, gli agenti del Secret Service sono andati allegramente ad ubriacarsi in uno strip club locale, hanno sborsato banconote verdi per accedere al privé del locale e, non contenti, si sono portati un po’ di ragazze in albergo. Quando il contractor ha detto che forse quest’ultima non era un’idea che brillava per prudenza e senso tattico, loro si sono stupiti: “E perché mai?, noi lo facciamo sempre”.

Il segretario della Difesa, Leon Panetta, martedì ha detto che tre marine e un impiegato dell’ambasciata americana a Brasilia, sono stati allontanati dal paese per aver scagliato fuori da un’automobile (ferma, s’intende) una prostituta inviperita perché i clienti si rifiutavano di pagare la cifra stabilita. La donna è rimasta ferita nell’incidente, ma l’ambasciata americana ha favorito il suo silenzio rimborsando tutte le spese mediche. Quando è scoppiato lo scandalo di Cartagena, la prostituta brasiliana ha intuito che era il momento di far sapere in giro l’accaduto, e ha denunciato i soldati. Che sono stati subito degradati.

Una settimana fa nel Mali due agenti delle forze speciali e uno dell’intelligence militare sono morti in un incidente stradale dalla dinamica ancora oscura. Alcune voci dicono che i dettagli dell’incidente vengano tenuti deliberatamente nascosti, perché assieme agli agenti in quella macchina c’era una compagnia femminile di quelle che è meglio non far sapere in giro se lavori per il governo americano. Se quello di Cartagena è un episodio isolato, evidentemente è accompagnato da parecchi episodi isolati simili.