Due poli opposti
Nelle stesse ore ieri gli elettori del Marocco si recavano alle urne e la polizia dell’Arabia Saudita attaccava le manifestazioni degli sciiti nella regione petrolifera di Qatif. Tra questi due poli estremi si collocano tutte le opzioni del futuro politico dei paesi arabi. In Marocco le elezioni sono state realmente democratiche, con una sfida inedita. Anche a Rabat i media pronosticano il successo dei Fratelli musulmani di Giustizia e sviluppo, ma – a differenza di quanto è accaduto in Tunisia ed Egitto – questo primato può essere insidiato dal partito nazionalista Istiqlal del premier, Abbas el Fassi.
8 AGO 20

Nelle stesse ore ieri gli elettori del Marocco si recavano alle urne e la polizia dell’Arabia Saudita attaccava le manifestazioni degli sciiti nella regione petrolifera di Qatif. Tra questi due poli estremi si collocano tutte le opzioni del futuro politico dei paesi arabi. In Marocco le elezioni sono state realmente democratiche, con una sfida inedita. Anche a Rabat i media pronosticano il successo dei Fratelli musulmani di Giustizia e sviluppo, ma – a differenza di quanto è accaduto in Tunisia ed Egitto – questo primato può essere insidiato dal partito nazionalista Istiqlal del premier, Abbas el Fassi. O anche dai partiti laici che, invece di dividersi in egoismi di piccolo cabotaggio, si sono tutti raggruppati con piccoli partiti islamici progressisti nel Rassemblement national des indépendants (Rni) del ministro dell’Economia Salaheddine Mezouar. Le urne diranno se la sfida laica al predominio della Fratellanza è stata vinta, ma è già agli atti che il Marocco è l’unico paese arabo dove la rivolta non ha prodotto vittime, ma maturazione democratica.
All’opposto, i cinque ragazzi sciiti uccisi nei giorni scorsi a Qatif sono vittime della pervicacia fanatica del regno saudita che li tratta come paria, nega loro i diritti civili, e a stento li considera musulmani. Si tratta della stessa Arabia Saudita che media l’uscita di scena del presidente Ali Abdullah Saleh in Yemen e trama per far cadere Bashar el Assad in Siria (e ha mandato i carri armati in Bahrein). Ora segue l’esempio del rais di Damasco, massacrando minoranze religiose e oppositori. La feroce e secolare guerra di religione tra wahabiti e sciiti riprende, e può avere esiti epocali.
All’opposto, i cinque ragazzi sciiti uccisi nei giorni scorsi a Qatif sono vittime della pervicacia fanatica del regno saudita che li tratta come paria, nega loro i diritti civili, e a stento li considera musulmani. Si tratta della stessa Arabia Saudita che media l’uscita di scena del presidente Ali Abdullah Saleh in Yemen e trama per far cadere Bashar el Assad in Siria (e ha mandato i carri armati in Bahrein). Ora segue l’esempio del rais di Damasco, massacrando minoranze religiose e oppositori. La feroce e secolare guerra di religione tra wahabiti e sciiti riprende, e può avere esiti epocali.