Decisionismo alla turca

Il decisionismo unilaterale della Turchia di Tayyip Erdogan rompe lo spettacolo poco edificante di una comunità internazionale incapace di arrestare l’avanzare dei carri armati di Bashar el Assad sulle città siriane ribelli. Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha avuto un incontro di sei ore col presidente siriano: l’inusuale durata del faccia a faccia segnala le scarse possibilità di un effetto pacificatore dell’ultimatum, anche se le truppe siriane hanno lasciato Hama, segnale apparente di buona volontà.
8 AGO 20
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I media turchi suggeriscono che un eventuale fallimento della pressione di Ankara – scenario purtroppo più che probabile – potrebbe preludere a un intervento militare, almeno dimostrativo, sul suolo siriano. Azione con uno scopo tutto politico: mandare un messaggio ai non pochi sostenitori interni del regime per spingerli ad abbandonarlo al suo destino. Mentre le cancellerie occidentali continuano a esprimere vacue proteste verbali, mentre l’Onu è bloccata dal veto russo-cinese, mentre l’Europa discute di sanzioni che hanno già dimostrato la loro inutilità, mentre la Nato è impegolata in una insensata guerra libica, mentre Hillary Clinton valuta se chiedere la caduta di Assad – ma non sa con quali mezzi ottenerla – soltanto l’iniziativa unilaterale della Turchia appare, per mero contrasto con il vuoto circostante, l’unica adeguata per affrontare la crisi siriana.