Austerity al quadrato
Così si muovono i falchi tedeschi che chiedono a Merkel ancora più rigore
C’è la posizione della Casa Bianca e del Fondo monetario internazionale: il rigore sui conti pubblici è necessario – sostengono a Washington – ma esagerando si finisce per strozzare la ripresa del continente. E poi ci sono le contro-argomentazioni del governo tedesco, alla guida della prima potenza economica dell’Ue: il rigore fiscale è la via obbligata per uscire dalla crisi. La novità è che alle spalle della cancelliera, Angela Merkel, torna a farsi vivo un partito di falchi – animato dalla Bundesbank e dagli industriali teutonici – che chiede ancora più austerity.
8 AGO 20

C’è la posizione della Casa Bianca e del Fondo monetario internazionale: il rigore sui conti pubblici è necessario – sostengono a Washington – ma esagerando si finisce per strozzare la ripresa del continente. E poi ci sono le contro-argomentazioni del governo tedesco, alla guida della prima potenza economica dell’Ue: il rigore fiscale è la via obbligata per uscire dalla crisi. La novità è che alle spalle della cancelliera, Angela Merkel, torna a farsi vivo un partito di falchi – animato dalla Bundesbank e dagli industriali teutonici – che chiede ancora più austerity. E’ anche per blandire questi ultimi che ieri Merkel ha ribadito come i bilanci pubblici in pareggio siano la migliore risposta alle turbolenze dei mercati, con un intervento che secondo l’agenzia Bloomberg costituisce il primo avvertimento a distanza rivolto a François Hollande, leader socialista in testa alle elezioni francesi dopo il primo turno di domenica. (Peter Altmaier, capogruppo della Cdu, il partito di Merkel, è stato ancora più esplicito: “Se Hollande dicesse di voler aumentare la spesa pubblica e risparmiare meno, perderebbe la fiducia dei mercati”).
La cancelliera però, prima di sfidare Hollande, deve fare i conti con un fronte critico interno. “Non proprio ambiziosa”, così infatti Jens Weidmann, capo della Bundesbank, ha definito l’opera di consolidamento fiscale del governo cristiano-liberale in un’intervista al quotidiano Süddeutsche Zeitung. Weidmann, che pure fino allo scorso anno è stato consigliere economico della Merkel, ha colto l’occasione del voto da parte del gabinetto sul piano di risparmio che prevede l’azzeramento del deficit entro il 2016, per lanciare una stoccata all’esecutivo. “Non mi pare davvero molto ambizioso che il deficit strutturale della Federazione per quest’anno aumenti – ha spiegato Weidmann – e che si raggiunga il pareggio di bilancio soltanto nel 2016”, anno in cui la Germania dovrà rispettare il “freno ai debiti” introdotto in Costituzione nel 2008. “Non bisogna commettere gli errori del passato – ha continuato – Troppe volte si è sprecata l’occasione di ridurre il deficit a tempo debito”.
La presa di posizione di Weidmann ha spiazzato molti osservatori, abituati alla moderazione e al riserbo da parte del capo della più importante istituzione monetaria del paese. Negli ultimi mesi, tuttavia, il governatore dell’Istituto pare avere abbandonato la diplomazia, facendo costantemente da contrappunto alla Merkel. I falchi della Bundesbank, insomma, non si sono affatto assopiti, ma continuano a lottare pubblicamente a favore di una decisa politica di austerity nell’Eurozona, contro la monetizzazione del debito e gli Eurobond. E ieri, non a caso, anche il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, è tornato a insistere sul suo rifiuto rispetto a ogni condivisione di rischi sul debito con gli altri paesi dell’euro.
Ma la Bundesbank non è la sola a esprimere irritazione per l’eccessiva cautela con la quale Merkel starebbe seguendo la sua strategia di diminuzione dell’indebitamento. Il pacchetto di tagli e nuove tasse varato lo scorso anno pare doversi arricchire presto di nuovi dettagli, e per questo si inasprisce il confronto sulla politica fiscale.
Ma la Bundesbank non è la sola a esprimere irritazione per l’eccessiva cautela con la quale Merkel starebbe seguendo la sua strategia di diminuzione dell’indebitamento. Il pacchetto di tagli e nuove tasse varato lo scorso anno pare doversi arricchire presto di nuovi dettagli, e per questo si inasprisce il confronto sulla politica fiscale.
Oltre all’eliminazione del ticket sanitario per le visite dal medico della mutua e la maggiore deducibilità di alcune spese, tra cui gli spostamenti casa-lavoro per i pendolari, misure queste fortemente volute dai liberali dell’Fdp, la Cdu-Csu ha in programma di aggiungere un nuovo capitolo di spesa, che fa storcere il naso a chi vorrebbe privilegiare il raggiungimento del pareggio di bilancio già nel 2014. Si tratta del cosiddetto Betreuungsgeld, il sussidio dato a quei genitori (e forse ai nonni) che intendano allevare in casa i figli, senza mandarli all’asilo. Le trattative per il bilancio 2013, che verrà approvato quest’autunno, sono dunque già iniziate. Il ministro delle Finanze, Schäuble, ha intenzione di portare in Parlamento una proposta di indebitamento netto per l’anno prossimo di circa 35 miliardi, con l’obiettivo di arrivare a circa un miliardo nel 2016. Schäuble fa tuttavia affidamento sull’aumento delle entrate fiscali dovute al buon ritmo di crescita economica tedesca e ben poco su tagli alla spesa pubblica. Ecco perché anche le imprese riunite nell’Associazione della Camera di commercio e dell’industria (Dihk) sostengono l’approccio critico assunto da Weidmann.
In una lettera indirizzata alla cancelliera pubblicata ieri dalla Faz, gli imprenditori si dicono infatti preoccupati del fatto che la Repubblica federale non sembra applicare a se stessa con altrettanta severità le regole imposte agli altri paesi dell’Eurozona: “Anche in Germania dobbiamo imparare che la democrazia può funzionare senza ulteriore indebitamento”. Toni ultimativi, paradossalmente simili a quelli usati ieri dalla Banca centrale greca, secondo la quale ulteriori tagli di bilancio si renderanno necessari dopo le elezioni del 6 maggio, altrimenti Atene dovrà lasciare l’euro.
di Giovanni Boggero e Marco Valerio Lo Prete