Così Kirill è diventato l’ortodosso più papabile per governare la chiesa russa

Alle 5 e 30 del pomeriggio di oggi, le 15 e 30 italiane, la chiesa ortodossa di Mosca sceglie il suo sedicesimo Patriarca. Se i pronostici verranno rispettati, il successore di Alessio II alla guida della chiesa ortodossa più grande del mondo sarà il 62enne metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Kirill.
8 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:27
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Ogni delegazione è composta da un sacerdote, un monaco e un laico. E a queste bisogna aggiungere le rappresentanze dei seminari e dei monasteri femminili, ergo: ci saranno anche delle donne a votare il nuovo Patriarca. A rendere singolare l’elezione del nuovo capo della chiesa di Mosca c’è poi il procedimento scelto: un ballottaggio con voto segreto, preferito per “garantire che ogni persona scelga secondo coscienza”. Gli eleggibili sono stati indicati da una specie di primarie tenute dal Consiglio degli arcivescovi il 25 gennaio. I nomi sono tre: i metropoliti Kirill, Kliment e Filaret. Sotto il patriarcato di Alessio i primi due hanno occupato i posti di potere più importanti della gerarchia ortodossa moscovita: ministro degli esteri il primo, segretario generale il secondo. Il terzo è invece il capo della chiesa Bielorussa.
Ma il grande favorito è Kirill, che alle “primarie” ha raccolto 97 preferenze (quasi il 50 per cento dei 202 voti disponibili) contro le 32 di Kliment e le 16 di Filaret. La partita rimane comunque aperta perché ci sono molte variabili a gravare sul voto: innanzitutto il gradimento del Cremlino, poi gli umori dei monasteri e delle chiese della diaspora. Kirill ha gestito il mese e mezzo di campagna elettorale da una posizione di forza avendo ricevuto il mandato di guidare la chiesa di Mosca dopo la morte di Alessio II. Come lucum tenens è intervenuto a più riprese indicando i principali problemi da affrontare e il profilo che il futuro Patriarca dovrà mantenere sia sul versante interno che quello esterno. Il nuovo capo della terza Roma dovrà saper mediare tra le varie tensioni, riannodare il rapporto tra la chiesa e la società russa e nel contempo ridisegnare il rapporto con il Cremlino. Con la fine del comunismo l’ortodossia ha vissuto una rinascita significativa: negli anni Novanta poteva contare su 7.500 parrocchie e 18 monasteri, oggi le parrocchie sono 30mila e i monasteri 800.
Nonostante i numeri però la sua voce nella società ha poca incidenza e non è un caso che proprio Kirill abbia parlato dell’urgenza di un “grande lavoro nell’ambito dell’educazione teologica, della missione, del catechismo, delle opere sociali e delle attività ecclesiali e pubbliche”. Pochi giorni prima dell’apertura del Concilio l’ex capo della Russian Federal Tax Service ha ritirato fuori lo scandalo sui proventi del commercio di alcol e tabacco che aveva toccato le gerarchie nel recente passato. Si è trattato di un segnale mandato al metropolita Kliment, ma il fatto ripropone il bisogno del Patriarcato di aumentare la sua credibilità, sburocratizzarsi e non risultare troppo ancillare al potere politico. Kirill sembra il candidato più adeguato per svolgere questo compito anche perché, stando ai risultati di una sondaggio realizzato dall’agenzia Vtsiom, è l’unico membro della gerarchia ad avere un volto noto anche al di fuori della stretta cerchia dei fedeli.
Altra questione è poi il rapporto tra Mosca e Roma. Nel mese che ha preceduto il Concilio è ritornata in auge anche l’accusa di “eresia ecumenica” mossa dall’ex vescovo Diomid contro le gerarchie ortodosse, colpevoli di acquiescenza verso la chiesa cattolica. Il segretario del dipartimento affari esteri del patriarcato, Vsevolod Chaplin, ha addirittura denunciato una specie di complotto teologico che intenderebbe usare questa accusa per influire sulle sorti del Concilio. Per non lasciare spazio ad equivoci e non bruciarsi, Kirill e gli altri candidati hanno subito fatto professione di fedeltà alla linea della fermezza seguita fino ad oggi da Mosca con Roma. Nonostante questo il metropolita di Smolensk e Kaliningrad è visto con favore in Vaticano. Kirill ha già incontrato Benedetto XVI e si è dimostrato più aperto di Alessio II. La sua elezione a 16mo Patriarca di Mosca aprirebbe una nuova fase nei rapporti tra la prima e la terza Roma.