43 giorni

Lunedì il primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, ha detto che le sanzioni all’Iran non stanno inibendo il suo programma atomico e che il regime di Teheran non è razionale. Martedì il capo di stato maggiore, Benny Gantz, ha detto che le sanzioni funzionano e che i mullah sono razionali. Mercoledì il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha negato quanto aveva detto Gantz. Regna il caos nella leadership israeliana e resta difficile decifrare quanto sta accadendo nel conto alla rovescia sul nucleare iraniano.
8 AGO 20
Immagine di 43 giorni
Lunedì il primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, ha detto che le sanzioni all’Iran non stanno inibendo il suo programma atomico e che il regime di Teheran non è razionale. Martedì il capo di stato maggiore, Benny Gantz, ha detto che le sanzioni funzionano e che i mullah sono razionali. Mercoledì il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha negato quanto aveva detto Gantz. Regna il caos nella leadership israeliana e resta difficile decifrare quanto sta accadendo nel conto alla rovescia sul nucleare iraniano. Molte sono le interpretazioni date alle parole di Gantz: una minaccia all’ayatollah Khamenei sull’inevitabile strike se non fermerà l’arricchimento dell’uranio? O forse una richiesta a Barak e Netanyahu di concedere più tempo alle sanzioni?
Il 23 maggio a Baghdad gli iraniani si incontreranno di nuovo con il 5+1 per i colloqui sul nucleare. I prossimi due mesi saranno decisivi. A Gerusalemme c’è chi dice che i militari hanno perso l’ultimo treno e che ormai non possono più attaccare le centrifughe della Rivoluzione islamica. C’è chi, come il vice primo ministro Moshe Yaalon, dice che gli iraniani presto avranno a disposizione le “bombe sporche” radioattive. E c’è chi dice che se Israele non attacca entro l’autunno non attacca più: dovrà delegare la questione agli americani. Arrivano dunque segnali di ogni genere. Intanto l’ex spia della Cia e analista neoconservatore, Reuel Marc Gerecht, citando fonti d’intelligence statunitensi, sul Weekly Standard ieri ha scritto che dal momento in cui Teheran deciderà di assemblare un ordigno atomico impiegherà 43 giorni per farcela. Quarantatré. E il mondo non sarà più come prima.