Vaccinare il pil dal virus spagnolo

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è tornato a chiudere a livelli allarmanti, a 473 punti. Ma se questo è dovuto in parte al contagio europeo, non si può fare a meno di osservare che anche il dato del pil italiano del primo trimestre è pessimo. E’ diminuito infatti dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre la flessione rispetto al primo trimestre del 2011 è addirittura dell’1,4 per cento. E lo scorso anno, fra il primo e il secondo trimestre, ci fu crescita; perciò anche se non ci fosse un’altra riduzione nel secondo trimestre rispetto al primo, si aggraverebbe la diminuzione del pil rispetto al secondo trimestre 2011.
7 AGO 20
Immagine di Vaccinare il pil dal virus spagnolo
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è tornato a chiudere a livelli allarmanti, a 473 punti. Ma se questo è dovuto in parte al contagio europeo, non si può fare a meno di osservare che anche il dato del pil italiano del primo trimestre è pessimo. E’ diminuito infatti dello 0,8 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre la flessione rispetto al primo trimestre del 2011 è addirittura dell’1,4 per cento. E lo scorso anno, fra il primo e il secondo trimestre, ci fu crescita; perciò anche se non ci fosse un’altra riduzione nel secondo trimestre rispetto al primo, si aggraverebbe la diminuzione del pil rispetto al secondo trimestre 2011. Tutte le componenti della domanda, salvo quella delle esportazioni che però dipende appunto dalla domanda esterna ai nostri confini, contribuiscono al declino. I consumi delle famiglie, rispetto al primo trimestre del 2011, flettono del 2,4 per cento e quelli della Pubblica amministrazione dell’1,2 per cento, mentre gli investimenti calano del 7,6 per cento. Dunque esiste un’ampia capacità produttiva inutilizzata particolarmente accentuata nel campo degli investimenti. Per evitare un definitivo avvitamento recessivo occorre dunque che il governo rilanci gli investimenti, facendo leva su quelli privati, incentivandoli con misure fiscali come gli esoneri per le spese per la ristrutturazione e degli immobili, fornendo credito agevolato alle piccole e medie imprese e a quelle che esportano, rimuovendo gli ostacoli burocratici al varo dei progetti di partnership pubblico-privata già finanziati, mettendo a disposizione terreni gratuiti o semi gratuiti per l’edilizia abitativa sociale. Dopo tre manovre correttive (tra Tremonti e Monti), il rapporto deficit/pil è sceso sotto il 3 per cento e tende ad azzerarsi in due anni, ma il rapporto debito/pil è salito per il 2012 al 123 per cento contro la stima precedente di 120. Anche la disoccupazione sale. Il cammino verso il pareggio, insomma, sta generando effetti contraddittori e pericolosi. S’è diffusa la sensazione che si tratti d’uno sforzo vano.
L’unica carta che ci resta da giocare per invertire questa rotta è quella di un drastico abbattimento dello stock del debito pubblico. La sfiducia si accresce con la crisi della Spagna. Ma noi non abbiamo il problema di Madrid di un deficit superiore al 5 per cento, né una bolla immobiliare pregressa che possa sgonfiarsi ancora a causa della recessione generando gravose perdite alle banche. In passato abbiamo avuto solo periodi limitati di squilibrio della bilancia dei pagamenti, perciò abbiamo una quota limitata di debito pubblico estero, quasi tutta, comunque, nell’Eurozona. E benché le imprese facciano fatica a trovare il credito, il nostro export continua a crescere. Le energie vive per reagire alla recessione che genera sfiducia e attiva il rischio di contagio europeo ci sono. Al governo e al Parlamento il compito di non lasciarle sole, pur proseguendo la battaglia diplomatica per un’Europa più federalista e meno moralista.