Un’Angelina Jolie guasta i piani elettorali del premier polacco
Meglio l’“Angelina Jolie polacca” o l’imprenditore ribelle? E’ su questa domanda che si gioca, domenica, l’esito delle elezioni parlamentari in Polonia. Il premier Donald Tusk, fino a qualche settimana fa, era convinto di vincere in scioltezza il round elettorale e di tornare, una volta chiusi i seggi, a ricomporre l’attuale governo di coalizione di centrodestra con il Partito dei contadini (Psl). L’ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski, però, ha guastato i piani di Tusk.
7 AGO 20

L’ex primo ministro Jaroslaw Kaczynski, però, ha guastato i piani di Tusk: ripresosi dalla morte del fratello Lech, coinvolto un anno fa nell’incidente aereo di Smolensk, è tornato alla ribalta con un’arma letale. Il suo nome è Sylwia Lugowska, ma i tabloid l’hanno subito ribattezzata l’“Angelina Jolie polacca”. Basta entrare in Internet e digitare il suo nome per capire che la somiglianza con l’attrice americana è più che fondata. A ben vedere, però, Sylwia è soltanto la punta di una scuderia di candidate di bella presenza che Kaczynski ha fatto scendere in campo. Una mossa riuscita.
Se ancora in estate il distacco tra il partito di Tusk, Piattaforma civica (Po), e quello di Kazcynski, Diritto e giustizia (Pis), era di venti punti, oggi il distacco si ferma giusto al cinque, sei per cento.
Se ancora in estate il distacco tra il partito di Tusk, Piattaforma civica (Po), e quello di Kazcynski, Diritto e giustizia (Pis), era di venti punti, oggi il distacco si ferma giusto al cinque, sei per cento.
Kaczynski, dopo la batosta delle presidenziali dell’anno scorso, ha capito che doveva allargare il bacino elettorale: va bene l’elettorato di campagna, va bene le pie donne, ma i giovani? Il Pis, finora, li aveva sempre ignorati. Ed ecco allora la trovata di Angelina e le sue sorelle. Anche l’ex premier socialdemocratico Leszek Miller ha capito che il pericolo arriva dalle forme delle candidate: “Guardatevi in giro – ha detto ai compagni di partito – guardate i manifesti pubblicitari, vedrete soltanto belle donne”. Un’uscita che, come prevedibile, ha fatto infuriare le donne, costringendo Miller, rimproverato persino dalla moglie, alle scuse.
Kaczynski sta giocando di astuzia: prima va a Canossa da padre Tadeusz Rydzyk (fondatore di Radio Maryja), per compiacere l’elettorato conservatore, poi tappezza il paese di signorine avvenenti. Miller ha capito quanto questa strategia sia pericolosa. Tusk, invece, no. Impegnato dal doppio incarico (la guida del governo e la presidenza di turno dell’Ue), Tusk aveva pensato che sarebbe bastato ricordare che, grazie al suo esecutivo, la Polonia è l’unico paese che non è stato provato dalla crisi: a fine anno ci si attende un tasso di crescita del 4 per cento e la disoccupazione, al 40 per cento nel 2007, ora è scesa a quota venticinque.
Kaczynski sta giocando di astuzia: prima va a Canossa da padre Tadeusz Rydzyk (fondatore di Radio Maryja), per compiacere l’elettorato conservatore, poi tappezza il paese di signorine avvenenti. Miller ha capito quanto questa strategia sia pericolosa. Tusk, invece, no. Impegnato dal doppio incarico (la guida del governo e la presidenza di turno dell’Ue), Tusk aveva pensato che sarebbe bastato ricordare che, grazie al suo esecutivo, la Polonia è l’unico paese che non è stato provato dalla crisi: a fine anno ci si attende un tasso di crescita del 4 per cento e la disoccupazione, al 40 per cento nel 2007, ora è scesa a quota venticinque.
Oltre a Kaczynski, Tusk teme molto l’ex compagno di partito Janusz Palikot, che si è creato una rete di contatti preziosi a suon di inviti e di ottimi distillati, forniti direttamente dalla sua azienda produttrice. Per la stampa Palikot, imprenditore di successo prestato alla politica, è “il politico clown”, da quella volta in cui aveva protestato contro gli abusi nei distretti di polizia brandendo una pistola giocattolo e un fallo di plastica. Tusk, appena può, cerca di sfruttare quella nomea, insistendo sul fatto che la situazione generale è critica e la politica non ha certo bisogno di saltimbanchi. I sondaggi, però, non gli sono di conforto: il Movimento Palikot, fondato un anno fa, ha buone chance di arrivare persino al 10 per cento. Ai giovani piace la sua sterzata modernista: basta con l’ingerenza della chiesa, via le lezioni di religione nelle scuole, sì alla liberalizzazione delle droghe leggere e a una legislazione meno severa sull’aborto.
Assediato dai due nemici, Tusk spera di non dover essere costretto a cercare un terzo partner di coalizione. Piuttosto di Kaczynski, che potrebbe tornare a fare l’ostruzionista sulla politica europea, il premier preferirebbe Palikot, se solo il suo anticlericalismo non fosse inconciliabile con la base cattolica del suo partito.