Tutti fuori dai sindacati
Nella lettera che l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha scritto al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per comunicare che la Fiat dal 2012 uscirà da Confindustria, riservandosi di rimanere in qualche associazione territoriale, il manager indica come causa della sua decisione l’accordo del 21 settembre fra Confindustria e i sindacati nazionali. Quell’intesa mirava a depotenziare, seppure non annullare, l’articolo 8 della manovra d’agosto che incentiva e rafforza la contrattazione aziendale
7 AGO 20

La tutt’altro che inedita alleanza guidata da Confindustria e Cgil, agitando lo spauracchio della cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ha inaugurato una serie di prese di posizione ostili e contraddittorie, con l’obiettivo esplicito di minare l’applicazione della norma governativa. Marchionne, che invece aveva apertamente lodato la liberalizzazione voluta dal governo, ha scelto ieri di assestare uno schiaffo a confindustriali e sindacalisti: insieme con l’uscita da Confindustria ha annunciato infatti un nuovo investimento a Mirafiori, facendo intendere con i fatti che la crescita economica non si favorisce a suon di parate consociative. Piuttosto, seguendo l’esempio tedesco, la strada è quella della flessibilità aziendale per rendere più convenienti le produzioni.
I cedimenti dell’alleanza industrialista tra aristocrazie operaie e imprese para statali – per usare il lessico di Gaetano Salvemini – costituiscono una sfida anche per i sindacati nazionali. Le rappresentanze aziendali di Cisl, Uil e Fismic, avendo votato “sì” ai contratti aziendali in cambio dei nuovi investimenti, hanno bisogno dell’articolo 8. E se il loro sindacato nazionale continuasse a volerlo sterilizzare, i loro aderenti – a partire dalle fabbriche Fiat e non solo – potrebbero scegliere di non rinnovare la tessera nazionale, mantenendo una rappresentanza aziendale che ne interpreta al meglio le esigenze. Tutti fuori dai sindacati, dunque? Non necessariamente, ma il rischio – come per gli associati di Confindustria – c’è. Per i sindacati si pone la sfida basata sull’alternativa: rinnovarsi o perire. Con notevoli diversità tra i riformisti di Cisl e Uil e i conservatori della Cgil, per entrambi si tratta di censurare le velleità politico-corporative.