Tsipras s’infila il doppiopetto e assicura: Atene resterà nell’euro
E’ un nuovo Alexis Tsipras quello che al Financial Times illustra il piano di Syriza (la coalizione che raggruppa liste vecchie e nuove della sinistra greca) per salvare Atene dal fallimento. Niente più slogan contro “le barbare imposizioni europee” né proclami sulla necessità di nazionalizzare le banche, aumentare le pensioni e assumere nuovi dipendenti pubblici. Il populismo ha lasciato spazio alla moderazione e alla responsabilità.
7 AGO 20

E’ un nuovo Alexis Tsipras quello che al Financial Times illustra il piano di Syriza (la coalizione che raggruppa liste vecchie e nuove della sinistra greca) per salvare Atene dal fallimento. Niente più slogan contro “le barbare imposizioni europee” né proclami sulla necessità di nazionalizzare le banche, aumentare le pensioni e assumere nuovi dipendenti pubblici. Il populismo ha lasciato spazio alla moderazione e alla responsabilità. I segnali, in realtà, si erano già manifestati all’indomani del fallimento delle trattative avviate dal presidente della Repubblica greco, Karolos Papoulias, per dar vita al nuovo governo dopo il voto del 6 maggio. Dopo il tour nelle capitali europee con interviste e conferenze stampa rilasciate a decine di giornali e canali televisivi, il giovane leader di Syriza si è messo in doppiopetto, presentandosi come un uomo di governo ragionevole e non più come l’oppositore il cui successo era dovuto unicamente alla rabbia e alla frustrazione del popolo greco.
Progressivamente ha cercato di rassicurare Bruxelles sulle sue intenzioni, ammettendo perfino che “alcune misure” imposte dalla troika lo scorso marzo “vanno nella giusta direzione”. L’obiettivo di Tsipras è di fare di Syriza una forza di governo (magari in coalizione con Nuova democrazia). Sarebbe un’ipoteca non da poco sul frastagliato panorama della sinistra ellenica, che estromette di fatto il Pasok di Evangelos Venizelos dalla guida del paese. “Solo noi possiamo garantire la stabilità economica, sociale e politica della Grecia”, ha detto Tsipras, confermando ancora che Syriza è “una forza profondamente europeista” che “vuole l’unificazione del continente e una politica economica comune” finalizzata alla costruzione dell’“Europa federale”.
Domenica prossima i greci torneranno alle urne per scegliere chi li dovrà governare: gli ultimi sondaggi (prima che la diffusione ne fosse proibita) davano un testa a testa con i conservatori di Nuova democrazia. Lontanissimo il Pasok, sotto il dieci per cento.
Domenica prossima i greci torneranno alle urne per scegliere chi li dovrà governare: gli ultimi sondaggi (prima che la diffusione ne fosse proibita) davano un testa a testa con i conservatori di Nuova democrazia. Lontanissimo il Pasok, sotto il dieci per cento.
Tsipras spera che la svolta moderata lontana dagli strilli e dai proclami di qualche mese fa contribuisca a fargli vincere le elezioni. Ha capito che i suoi connazionali, dopo la rabbia sfogata con il voto di maggio, si sono convinti che un’uscita dall’Eurozona con il ritorno alla dracma sarebbe devastante per le loro tasche. Anche per questo si è affrettato ad assicurare che “non vi sono dubbi sul fatto che Syriza vuole mantenere Atene nell’Eurozona”. Alexis Tsipras, esponente dell’ala moderata della sinistra radicale, ha sempre manifestato l’intenzione di rinegoziare il memorandum firmato dal governo di Papademos a marzo con l’Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Ora insiste maggiormente in questa direzione: “Cercheremo di sostituirlo con un piano nazionale per la ricostruzione e la crescita”, dice al Financial Times. Si vede bene nella veste di garante della Grecia a Bruxelles, e pazienza se il presidente francese François Hollande continuerà a non volerlo incontrare, preferendo colloqui con Venizelos. Spiega ai leader europei che non potranno stare tranquilli se Atene sarà governata dagli stessi due partiti che hanno creato il disastro.
Se i greci avranno apprezzato il cambiamento nei toni e nei modi lo si saprà solo domenica sera, a urne chiuse. Anche se dovesse vincere, però, non è detto che Syriza riuscirà a essere un monolite solido alle spalle del suo giovane leader. Già alcune voci si stanno levando (seppur ancora tiepidamente e soltanto in alcune delle tante correnti del partito Syriza) contro la svolta di Tsipras, in particolare dai settori della coalizione che hanno combattuto in prima fila quelle che erano state definite “manovre neocolonialiste” e che da sempre hanno rappresentato l’ala antiestablishment nel quadro della politica ellenica.