Soluzione di ultima istanza

Negli scorsi giorni gli investitori avevano mostrato di tenere in conto almeno un po’ gli impegni rigoristi annunciati dall’Unione europea e (soprattutto) gli aiuti della Banca centrale europea agli istituti di credito. Le aste di titoli del debito pubblico italiano (e non solo) sono andate a buon fine, e il differenziale tra il rendimento dei nostri titoli e i Bund tedeschi è sceso di conseguenza. Ma poi, ancora una volta, dopo poche ore quegli stessi mercati hanno deciso di fidarsi di più delle agenzie di rating.
7 AGO 20
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Negli scorsi giorni gli investitori avevano mostrato di tenere in conto almeno un po’ gli impegni rigoristi annunciati dall’Unione europea e (soprattutto) gli aiuti della Banca centrale europea agli istituti di credito. Le aste di titoli del debito pubblico italiano (e non solo) sono andate a buon fine, e il differenziale tra il rendimento dei nostri titoli e i Bund tedeschi è sceso di conseguenza. Ma poi, ancora una volta, dopo poche ore quegli stessi mercati hanno deciso di fidarsi di più delle agenzie di rating: i bilanci pubblici dei paesi dell’Ue sono ancora insostenibili nel medio-lungo periodo – è quanto certificano i declassamenti di Standard & Poor’s – specie se il tasso di crescita resta quello attuale, basso o addirittura negativo. Quella che attraversiamo non è una crisi della sola Italia né della sola Francia, che fino a qualche settimana fa pensava sconsideratamente di poter dividere l’Europa in un direttorio franco-tedesco virtuoso da una parte e un gruppo più consistente di “peccatori” dall’altra.

Su queste colonne per mesi, in compagnia di economisti autorevoli e appartenenti a svariate scuole di pensiero, si è ripetuto che il problema invece riguarda il progetto europeo nel suo complesso, come d’altronde ha finalmente detto lo stesso premier Mario Monti incontrando la cancelliera tedesca Angela Merkel. Non esiste al mondo una moneta che non abbia dietro di sé un vero garante. Una Banca centrale prestatrice di ultima istanza esiste nelle federazioni (Stati Uniti), come nei classici stati-nazione (Regno Unito). Ora c’è solo da sperare che l’Europa, sotto l’insipiente o riluttante o furba guida di Berlino, non perda tempo sbraitando contro le agenzie di rating (che sono e restano un oligopolio) e infliggendosi moralisticamente altre dosi di austerity. L’unico calmante per i mercati sarà una riforma politica che prenda di petto il problema di fondo dell’Ue: non c’è euro che regga in mancanza di una Bce pronta a sostenerlo senza ritrosia.