Più Europa, non meno
Una moneta da un euro rincorre Obama, come una ruota che tutto schiaccia rotola sul presidente americano, che scappa, ma sembra lento, s’è mosso in ritardo. Con questa immagine si apre l’articolo di Niall Ferguson sull’ultimo numero di Newsweek: la crisi dell’euro spiegata agli americani. Ferguson lo conoscete: è uno storico britannico che non ama più stare in Inghilterra, preferisce l’America, dove è andato a vivere dopo aver lasciato la moglie e dove si è sposato con la sua “sweetheart” Ayaan Hirsi Ali, che pure conoscete.
7 AGO 20

Una moneta da un euro rincorre Obama, come una ruota che tutto schiaccia rotola sul presidente americano, che scappa, ma sembra lento, s’è mosso in ritardo. Con questa immagine si apre l’articolo di Niall Ferguson sull’ultimo numero di Newsweek: la crisi dell’euro spiegata agli americani. Ferguson lo conoscete: è uno storico britannico che non ama più stare in Inghilterra, preferisce l’America, dove è andato a vivere dopo aver lasciato la moglie e dove si è sposato con la sua “sweetheart” Ayaan Hirsi Ali, che pure conoscete. Autore di molti libri (ora sta lavorando a una biografia di Henry Kissinger), Ferguson è da sempre scettico nei confronti dell’euro, ma adesso si augura che arrivi un Hamilton europeo, con gli occhi azzurri e il mento volitivo come il primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e imponga una via federalista all’Europa. Sufficientemente apocalittico da firmare un articolo assieme a Roubini sul Corriere della Sera, Ferguson dice che il costrutto europeo è monco: “Immaginate che gli Stati Uniti non abbiano mai ratificato la Costituzione e stiano ancora funzionando con gli articoli della Confederazione del 1781”. L’Unione europea s’è dotata di una Banca centrale e nient’altro, così ora non riesce a prendere decisioni condivise, anzi si rompe lungo una faglia che esiste da sempre: il nord verso il sud.
Ferguson fa un altro paragone storico: il maggio del 1931, quando la più grande banca austriaca collassò e si tirò dietro la Danat Bank tedesca. S’innescò un meccanismo depressivo, finito con un tasso di disoccupazione altissimo, la crescita degli estremismi, “Hitler prese il potere nel 1933, sei anni dopo l’Europa era in guerra”. Il populismo odierno, incarnato dai “maverick” come Beppe Grillo, “non ci porterà alla guerra”, dice Ferguson, ma “sta rendendo il compito di governare l’Europa sempre più difficile”. E uno stato ingovernabile è uno stato fallito. Il tempo è poco, “è questione di giorni”, e nessuno come Obama lo sa: “Se la disintegrazione dell’euro uccidesse le speranze del presidente di cui gli europei si sono innamorati anni fa – conclude Ferguson – sarebbe una delle supreme ironie della storia”.
Obama risponde alla sua debolezza preparando un’agenda ambiziosa per il secondo mandato, “che non suoni troppo presuntuosa”, spiega Ryan Lizza sul New Yorker in un articolo da leggere. Ma quel che conta è che i critici dell’Europa, come Ferguson e come noi, vedono un unico modo per salvarci dal rischio di guerra: un’Europa federalista. Più Europa, non meno. E anche questa è una suprema ironia della storia.
Obama risponde alla sua debolezza preparando un’agenda ambiziosa per il secondo mandato, “che non suoni troppo presuntuosa”, spiega Ryan Lizza sul New Yorker in un articolo da leggere. Ma quel che conta è che i critici dell’Europa, come Ferguson e come noi, vedono un unico modo per salvarci dal rischio di guerra: un’Europa federalista. Più Europa, non meno. E anche questa è una suprema ironia della storia.