Passeggiate romane
Nervi democratici
Nervosismo. In casa democratica, per ora, non si dormono sonni tranquilli. Ma, a dire il vero, nemmeno quando sono svegli, in pieno giorno, i dirigenti del Pd riescono a fugare gli incubi che li perseguitano. Per questa ragione il nervosismo è palpabile e la reazione stizzita o sopra le righe è sempre in agguato. Ultimamente è successo sia alla presidente sia al segretario del partito di finire vittime delle loro stesse paure. Rosy Bindi, la settimana scorsa, ha preso a male parole la sua compagna di partito Paola Concia, rea di aver criticato la sua creatura legislativa, i Dico, e di aver proposto un’altra soluzione per le unioni civili degli omosessuali.
7 AGO 20

Nervosismo. In casa democratica, per ora, non si dormono sonni tranquilli. Ma, a dire il vero, nemmeno quando sono svegli, in pieno giorno, i dirigenti del Pd riescono a fugare gli incubi che li perseguitano. Per questa ragione il nervosismo è palpabile e la reazione stizzita o sopra le righe è sempre in agguato. Ultimamente è successo sia alla presidente sia al segretario del partito di finire vittime delle loro stesse paure. Rosy Bindi, la settimana scorsa, ha preso a male parole la sua compagna di partito Paola Concia, rea di aver criticato la sua creatura legislativa, i Dico, e di aver proposto un’altra soluzione per le unioni civili degli omosessuali. Di più: la presidente del partito ha addirittura minacciato la Concia avvertendola, via giornali, che potrebbe subire delle “gravi conseguenze” per aver polemizzato con lei. Non è dato sapere quali siano queste conseguenze, o, meglio, quali conseguenze immaginasse la Bindi, perché qualche collega di partito ha poi frenato i suoi bollenti spiriti spiegandole che così avrebbe soltanto messo il partito e le sue contraddizioni sotto i riflettori. Il nervosismo accompagna in questi giorni anche il segretario Pier Luigi Bersani. Noto per essere un uomo flemmatico e sempre pronto al sorriso e allo scherzo, il leader del Pd ha, mano a mano, modificato la sua natura. E da quel giovialone che era è diventato sospettoso e permaloso più che mai. La prova? Bersani ha cominciato a togliere il saluto a tutti quei giornalisti che a suo giudizio non trattano con il dovuto rispetto il Partito democratico.
Nervosismo due. Ad aumentare lo stato di tensione degli attuali vertici del Pd ci ha pensato Beppe Fioroni. L’ex Ppi, esponente di punta della minoranza del partito, ha promosso un giornale della sua componente che esce anche sulla rete. Il numero d’esordio lascia spazio a pochi dubbi e a molti nervosismi per il duo Bersani-D’Alema. Fioroni, infatti, nell’editoriale del primo numero ha spegato perché e per come alle prossime elezioni il centrosinistra non si potrà presentare con gli attuali dirigenti ma dovrà operare un ricambio generazionale. In parole povere: Bersani non può pensare di fare il candidato premier dello schieramento. Ora tocca ad altri. Anzi, a un altro, perché, notoriamente, le simpatie di Fioroni vanno al sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Guai partenopei. C’è grande apprensione al Pd per le elezioni amministrative. Dato per scontato che a Milano Pdl e Lega vinceranno, l’attenzione del Partito democratico è tutta accentrata su Napoli. Perderla, per il Pd, rappresenterebbe un brutto colpo. Eppure le speranze, anche tra i dirigenti vicini al segretario Pier Luigi Bersani, sono veramente appese a un filo. Non tanto e non solo perché il centrosinistra si è diviso. Ma soprattutto perché la gestione di Rosa Russo Iervolino è stata fallimentare e ora il Pd teme di perdere proprio per questa ragione, un po’ come avvenne nel 2008, dopo il governo Prodi, la cui esperienza aveva segnato negativamente e indelebilmente il centrosinistra.
Guai isolani. In Sicilia non accenna a fermarsi la guerra di una parte del Pd contro la decisione di appoggiare il governo Lombardo. E dopo le ultime vicende giudiziarie che hanno pesantemente coinvolto il partito, la polemica si è fatta ancora più aspra. I pd filo-lombardi, però, tengono duro e hanno già annunciato che il referendum tra i militanti per sapere come la pensano sulla giunta regionale non si farà. Del resto, è questa l’unica arma che hanno a disposizione per non veder crollare tutto. Infatti al referendum, secondo tutti i sondaggi, i “no” alla giunta Lombardo vincerebbero. E non di misura.
Nervosismo due. Ad aumentare lo stato di tensione degli attuali vertici del Pd ci ha pensato Beppe Fioroni. L’ex Ppi, esponente di punta della minoranza del partito, ha promosso un giornale della sua componente che esce anche sulla rete. Il numero d’esordio lascia spazio a pochi dubbi e a molti nervosismi per il duo Bersani-D’Alema. Fioroni, infatti, nell’editoriale del primo numero ha spegato perché e per come alle prossime elezioni il centrosinistra non si potrà presentare con gli attuali dirigenti ma dovrà operare un ricambio generazionale. In parole povere: Bersani non può pensare di fare il candidato premier dello schieramento. Ora tocca ad altri. Anzi, a un altro, perché, notoriamente, le simpatie di Fioroni vanno al sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Guai partenopei. C’è grande apprensione al Pd per le elezioni amministrative. Dato per scontato che a Milano Pdl e Lega vinceranno, l’attenzione del Partito democratico è tutta accentrata su Napoli. Perderla, per il Pd, rappresenterebbe un brutto colpo. Eppure le speranze, anche tra i dirigenti vicini al segretario Pier Luigi Bersani, sono veramente appese a un filo. Non tanto e non solo perché il centrosinistra si è diviso. Ma soprattutto perché la gestione di Rosa Russo Iervolino è stata fallimentare e ora il Pd teme di perdere proprio per questa ragione, un po’ come avvenne nel 2008, dopo il governo Prodi, la cui esperienza aveva segnato negativamente e indelebilmente il centrosinistra.
Guai isolani. In Sicilia non accenna a fermarsi la guerra di una parte del Pd contro la decisione di appoggiare il governo Lombardo. E dopo le ultime vicende giudiziarie che hanno pesantemente coinvolto il partito, la polemica si è fatta ancora più aspra. I pd filo-lombardi, però, tengono duro e hanno già annunciato che il referendum tra i militanti per sapere come la pensano sulla giunta regionale non si farà. Del resto, è questa l’unica arma che hanno a disposizione per non veder crollare tutto. Infatti al referendum, secondo tutti i sondaggi, i “no” alla giunta Lombardo vincerebbero. E non di misura.