L’occultamento delle gaffe
Una gaffe può capitare anche al più puro dei puritani. E’ capitata persino a quella eletta compagnia di fanatici e forcaioli che un mese fa al Palasharp ha voluto impartire, a noi peccatori di terra e di mare, una lezioncina talebana sul comune senso del pudore. A un certo punto, ops, la gaffe. Travolti dal fervore della battaglia, scrittori da salotto e giureconsulti da combattimento hanno immolato sul palco un bambino di 13 anni e gli hanno fatto recitare la litania dell’odio contro il nemico assoluto. Poi però si sono accorti di averla fatta grossa e, in un sussulto di pudore, si sono affrettati a nascondere il filmato.
7 AGO 20

Una gaffe può capitare anche al più puro dei puritani. E’ capitata persino a quella eletta compagnia di fanatici e forcaioli che un mese fa al Palasharp ha voluto impartire, a noi peccatori di terra e di mare, una lezioncina talebana sul comune senso del pudore. A un certo punto, ops, la gaffe. Travolti dal fervore della battaglia, scrittori da salotto e giureconsulti da combattimento hanno immolato sul palco un bambino di 13 anni e gli hanno fatto recitare la litania dell’odio contro il nemico assoluto. Poi però si sono accorti di averla fatta grossa e, in un sussulto di pudore, si sono affrettati a nascondere il filmato. Assistiti e confortati, va da sé, non solo dal giornale tabloid che aveva sponsorizzato la santa adunata ma anche dai genitori del bambino che, per non correre rischi, hanno mobilitato gli avvocati: chiunque si azzardi a riproporre il faccino dell’innocente offerto in sacrificio al Palasharp, sarà trascinato in un’aula di tribunale.
Per Roberto Saviano, che della manifestazione di Milano ha voluto essere l’anima e la star, l’occultamento della gaffe è pure una pretesa. In una delle sue orazioni pubbliche contro i peccati del mondo, l’autore di “Gomorra” si è trovato a parlare di Benedetto Croce e ha combinato un pateracchio. Aveva scambiato una diceria per una fonte storica e, forte come sempre delle proprie certezze, aveva sostenuto che il filosofo, finito a Ischia sotto le macerie del terremoto, avesse chiesto disperatamente aiuto al padre; e che il padre, travolto pure lui dal crollo della casa, gli avesse risposto: “Offri centomila lire a chi ti salva”. Era il luglio del 1883. Saviano, nel suo libro, si è limitato ad aggiungere che don Benedetto, allora undicenne, fu il solo della famiglia a salvarsi. Ma la goccia di veleno non è piaciuta alla nipote di Croce che, in una intervista al Tg1, ha denunciato con documenti alla mano la falsità della versione tangentara. L’autore di “Gomorra” non ha gradito e se l’è presa in malo modo sia con chi l’aveva pescato in fallo sia con il telegiornale. Per gli eroi del Palasharp la libertà di stampa è sacra, ma a patto che vengano nascoste non solo le gaffe ma anche le nefandezze che la crociata neopuritana apparecchia giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi. L’orrore di ieri riguardava Ruby, la peccatrice di Arcore, la ragazza marocchina marchiata in atti giudiziari come “prostituta”. La violenza che le è stata riservata a Maglie, davanti a una discoteca, non ha suscitato scandalo sulla grande stampa. L’adultera prima è stata linciata e poi puntualmente occultata.
Per Roberto Saviano, che della manifestazione di Milano ha voluto essere l’anima e la star, l’occultamento della gaffe è pure una pretesa. In una delle sue orazioni pubbliche contro i peccati del mondo, l’autore di “Gomorra” si è trovato a parlare di Benedetto Croce e ha combinato un pateracchio. Aveva scambiato una diceria per una fonte storica e, forte come sempre delle proprie certezze, aveva sostenuto che il filosofo, finito a Ischia sotto le macerie del terremoto, avesse chiesto disperatamente aiuto al padre; e che il padre, travolto pure lui dal crollo della casa, gli avesse risposto: “Offri centomila lire a chi ti salva”. Era il luglio del 1883. Saviano, nel suo libro, si è limitato ad aggiungere che don Benedetto, allora undicenne, fu il solo della famiglia a salvarsi. Ma la goccia di veleno non è piaciuta alla nipote di Croce che, in una intervista al Tg1, ha denunciato con documenti alla mano la falsità della versione tangentara. L’autore di “Gomorra” non ha gradito e se l’è presa in malo modo sia con chi l’aveva pescato in fallo sia con il telegiornale. Per gli eroi del Palasharp la libertà di stampa è sacra, ma a patto che vengano nascoste non solo le gaffe ma anche le nefandezze che la crociata neopuritana apparecchia giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi. L’orrore di ieri riguardava Ruby, la peccatrice di Arcore, la ragazza marocchina marchiata in atti giudiziari come “prostituta”. La violenza che le è stata riservata a Maglie, davanti a una discoteca, non ha suscitato scandalo sulla grande stampa. L’adultera prima è stata linciata e poi puntualmente occultata.