L’Italia nella trappola demografica
Nell’ultimo numero di Foreign Affairs si parla di crisi demografica mondiale. L’Italia vi è citata come una delle nazioni in cui quella crisi, grave nei paesi sviluppati e che comincia a non risparmiare nemmeno quelli in via di sviluppo, sta assumendo l’aspetto della irreversibilità. In un articolo intitolato “Baby Gap”, lo studioso Steven Philip Kramer scrive che “in molte parti dell’Europa e dell’Asia, lo spopolamento è una possibilità reale”.
7 AGO 20

Nell’ultimo numero di Foreign Affairs si parla di crisi demografica mondiale. L’Italia vi è citata come una delle nazioni in cui quella crisi, grave nei paesi sviluppati e che comincia a non risparmiare nemmeno quelli in via di sviluppo, sta assumendo l’aspetto della irreversibilità. In un articolo intitolato “Baby Gap”, lo studioso Steven Philip Kramer scrive che “in molte parti dell’Europa e dell’Asia, lo spopolamento è una possibilità reale”. Si sta cadendo in quella che i demografi chiamano “trappola della bassa fertilità”, un circolo vizioso per cui sempre meno donne hanno sempre meno bambini: “In alcuni paesi, come l’Austria e la Germania, potrebbe già essere troppo tardi”, con il loro tasso di natalità (numero di nascite per mille abitanti) di 1,3 (come quello italiano, del resto). Il calo della popolazione costituisce un grave pericolo per tutti, avverte Foreign Affairs, “eppure nulla di ciò è inevitabile.
La storia dimostra che i governi possono aumentare i tassi di natalità riavvicinandosi ai livelli di sostituzione, adottando il giusto tipo di politiche pro nataliste”. E qui arriva la bordata per l’Italia, che con il Giappone, in analoga sofferenza, “non ha affrontato i problemi di disuguaglianza di genere e la fornitura di adeguati servizi sociali” e che anche per questo vede declinare sempre più le nuove nascite. Dice Kramer che dovremmo imparare dalla Francia, la prima ad aver sperimentato nell’Ottocento il declino demografico, e dalla Svezia. A funzionare sono le loro politiche di sostegno alla natalità in termini di permessi, sovvenzioni, detassazioni, servizi. Tutto molto costoso, con la crisi che morde, ma la trappola della bassa fertilità uccide.