Una ragazza da linciare/ 2
Le donne "indegne" che tornano a essere colpevoli
Le immagini della protesta contro Ruby avrei voluto fermarle e cancellarle come si fa con una macchina fotografica digitale. Cancellarle perché – per dirla con le parole di chi protestava – lesive della dignità della donna. Delle donne che erano in quella piazza (anche se loro neppure lo sospettano), delle donne che solo un mese fa hanno manifestato in altre piazze, di tutte coloro che vorrebbero eliminare machismo e violenza. di Ritanna Armeni Ogni ora verrà pubblicato un intervento sul "linciaggio morale di Ruby, capro espiatorio dell'Italia neopuritana" Leggi I cellulari pronti a scattare come sassi da tirare di Marina Terragni
7 AGO 20

Ogni ora verrà pubblicato un intervento sul "linciaggio morale di Ruby, capro espiatorio dell'Italia neopuritana".
Guarda la puntata di Qui Radio Londra su Ruby - Leggi Il linciaggio morale di Ruby, capro espiatorio dell’Italia neopuritana di Giuliano Ferrara
Le immagini della protesta contro Ruby avrei voluto fermarle e cancellarle come si fa con una macchina fotografica digitale. Cancellarle perché – per dirla con le parole di chi protestava – lesive della dignità della donna. Delle donne che erano in quella piazza (anche se loro neppure lo sospettano), delle donne che solo un mese fa hanno manifestato in altre piazze, di tutte coloro che vorrebbero eliminare machismo e violenza. Perché in quelle immagini c’era machismo e violenza. Mi sono sorpresa a pensare: che cosa poteva avvenire se Ruby, uscendo dalla limousine, fosse entrata in contatto con quella folla? Uno schiaffo, magari, uno spintone e poi?
Lo so Ruby non è una vittima, non è una santa e probabilmente non è neppure “perbene”. Cerca di far soldi in tutti i modi, forse ricatta, dice una gran quantità di menzogne. Ma chi ne fa il capro espiatorio, chi la vede come simbolo del male, anzi dei mali d’Italia, fa un’operazione facile, meschina, violenta, profondamente misogina. C’era un sultano, un uomo potente sul quale i giudici stanno indagando perché avrebbe abusato di una ragazza minorenne e ora la stessa ragazza, a qualche mese di distanza, diventa il male, è contestata, insultata minacciata? Da quando in qua se al drago vengono offerte delle vergini, per dirla con le parole di Veronica Lario, queste diventano colpevoli? Sono bastate alcune settimane e la percezione pubblica delle notti di Arcore si è capovolta. Ancora una volta sono le donne “indegne” a essere colpevoli. Anche Patrizia D’Addario, l’escort che aveva allietato una notte del potente, è stata cacciata da una manifestazione e insultata. E uomini di destra e di sinistra si trovano d’accordo nel chiedere a Nicole Minetti di dimettersi dimenticando che se è lì, nel Consiglio regionale lombardo, ci sono almeno due uomini che lo hanno voluto: Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni.
Ma – si sa – è più facile condannare una donna soprattutto se è “indegna”. Su questo – sorprendentemente – uomini e donne si trovano d’accordo. Alcuni decenni fa, in una stagione che aveva visto grandi violenze e in cui nessuno andava per il sottile, le donne ritenute colpevoli di essersi accompagnate ai tedeschi venivano rapate a zero e indicate alla pubblica vergogna. Ieri, in tempi i cui la violenza ha per fortuna caratteri simbolici (ma non per questo meno pericolosi) uomini e donne si sono trovati insieme in quella protesta inscenata a Maglie davanti al portone di un locale pubblico, a una limousine bianca, per indicare e isolare una ragazza “indegna”.
Le donne mi turbano perché è evidente che qualche messaggio, magari quello della manifestazione del 13 febbraio, è stato frainteso, le parole innovatrici del nuovo protagonismo femminile si sono rovesciate nel vecchiume del moralismo e della colpevolizzazione delle donne. E se questo è avvenuto le donne di Maglie non sono le sole colpevoli.
Gli uomini mi fanno rabbia. Quelli che urlavano contro Ruby magari vanno ai cortei delle donne chiedendo la loro dignità. Come molti in questi ultimi tempi ostentano rispetto. E ogni volta che ne hanno l’occasione protestano contro stupri e violenze. Ma poi non hanno nessun pudore a mettere in atto un rito che pare ripetere simbolicamente i gesti di una violenza di gruppo. Vorrei che qualcuno di coloro che hanno organizzato o che sono andate/i alla manifestazione del 13 febbraio dicessero che quanto è avvenuto a Maglie è profondamente sbagliato. Mi basterebbe per tirare un respiro di sollievo.
di Ritanna Armeni
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