Il baco nel federalismo
Il Lazio-gate mostra, tra le altre cose, che è fallito il modello di federalismo regionale prodiano-leghista. Dalla relazione del 2012 della Corte dei Conti sulla finanza regionale emerge che dal 2009 al 2011 le amministrazioni regionali hanno continuato ad aumentare le uscite correnti, accrescendo la spesa sanitaria e i trasferimenti a enti pubblici. Per far fronte alla diminuzione dei trasferimenti dello stato a loro favore, nel biennio 2010-2011 hanno aumentato le imposte indirette dell’8,3 per cento e quelle dirette del 10,8, tagliando le spese in conto capitale del 24 per cento.
7 AGO 20

Il Lazio-gate mostra, tra le altre cose, che è fallito il modello di federalismo regionale prodiano-leghista. Dalla relazione del 2012 della Corte dei Conti sulla finanza regionale emerge che dal 2009 al 2011 le amministrazioni regionali hanno continuato ad aumentare le uscite correnti, accrescendo la spesa sanitaria e i trasferimenti a enti pubblici. Per far fronte alla diminuzione dei trasferimenti dello stato a loro favore, nel biennio 2010-2011 hanno aumentato le imposte indirette dell’8,3 per cento e quelle dirette del 10,8, tagliando le spese in conto capitale del 24 per cento. In particolare lo hanno fatto rinunciando a cofinanziare gli stanziamenti dell’Unione europea. Ciò ha avuto ovviamente un effetto negativo multiplo sugli investimenti, in un periodo in cui questi sarebbero serviti invece per evitare o quantomeno alleviare la recessione. Le regioni, inoltre, hanno alle loro dirette dipendenze 394 società ed enti vari. Il primato è dell’Emilia Romagna con 53. Il Lazio è solo quinto, con 27, come la provincia autonoma di Bolzano. Nelle 75 spa possedute al 100 per cento dalle regioni nel 2011, i costi sono 2 miliardi e i trasferimenti dal bilancio regionale pari a 780 milioni di euro. Nonostante ciò, ci sono 92 milioni di perdite. Nel Lazio, nel biennio 2010-2011, sono aumentate poi del 44 per cento le spese per organi istituzionali. Allo stesso tempo in altre regioni c’è stato un aumento di spesa per il personale dovuto a nuove assunzioni o a maggiori compensi ai dirigenti mentre – come rileva la Corte dei Conti – già ora le regioni hanno un surplus di addetti e un numero di dirigenti con un rapporto di 1 ogni 15 lavoratori.
Insomma ognuno spreca dove e come preferisce. Nel modello di federalismo ibrido italiano di natura solidarista-consociativa, infatti, le regioni hanno un eccesso di poteri autonomi e quasi nessun controllo da parte del governo centrale, mentre manca completamente quello degli elettori che invece si realizza nel federalismo competitivo, con le regioni responsabili delle uscite tanto quanto delle entrate.