I rattoppi dell’occidente in Africa
Nell’ultimo giorno del 2013 il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian era a Bamako, Mali, a celebrare (ancora una volta) la “vittoria” dell’intervento militare francese nello stato africano. “Il Mali ha ritrovato la sua dignità”, ha detto il ministro, annunciando nei prossimi tre mesi una riduzione del 60 per cento delle truppe stanziate nel paese. Quella in Mali è l’unica vittoria dell’occidente in Africa che ancora sembra reggere.
6 AGO 20

Nell’ultimo giorno del 2013 il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian era a Bamako, Mali, a celebrare (ancora una volta) la “vittoria” dell’intervento militare francese nello stato africano. “Il Mali ha ritrovato la sua dignità”, ha detto il ministro, annunciando nei prossimi tre mesi una riduzione del 60 per cento delle truppe stanziate nel paese. Quella in Mali è l’unica vittoria dell’occidente in Africa che ancora sembra reggere. Negli ultimi mesi tutta una serie di situazioni che avevamo creduto se non pacificate quanto meno stabilizzate sono ricadute nel caos. Da più di due settimane in Sud Sudan, il più giovane stato dell’Onu nato poco più di due anni fa sotto auspici di pace duratura, le milizie del presidente Kiir e quelle del suo ex vice Machar si combattono in tutto il paese in una guerra civile che ha il sapore di pulizia etnica (i due appartengono ai due maggiori gruppi etnici del paese). Negli ultimi giorni le due parti in conflitto hanno inviato delegazioni in Etiopia per riannodare i contatti, ma questo non ha fermato la battaglia nelle strade. Gli sfollati fuggiti dalle loro abitazioni a seguito degli scontri sono già più di 80 mila. Anche in Congo l’azione delle truppe dell’Onu (con mandato insolitamente aggressivo) sembrava avere avuto successo, le milizie ribelli che infestavano la parte est del paese erano state debellate, ma la settimana scorsa la capitale Kinshasa è stata attaccata da quello che il governo ha definito un “gruppo terrorista”, ci sono stati scontri a fuoco per le strade, decine i morti.
Nella Repubblica Centrafricana, dove il presidente francese François Hollande aveva annunciato un intervento massiccio e rapido per risolvere un’altra situazione di pulizia etnica, le truppe francesi sono impantanate in un’operazione complessa e probabilmente di lunga durata. Visti i precedenti, l’annuncio del ministro Le Drian di ridurre significativamente le truppe in Mali sembra prematuro. Anche la Francia, l’ultimo gendarme d’Africa, sembra ragionare nel continente alla pari degli altri paesi occidentali, usando una strategia dell’emergenza che ci consente a malapena di tamponare i disastri, e che non ci trova mai pronti anche davanti a situazioni di crisi annunciate da tempo. Il 2014 africano è iniziato con il disfacimento dei rattoppi che l’occidente ha cucito di malavoglia.