Due antimafie a contrasto
Nelle avvelenate primarie palermitane non si sono scontrate solo le due anime del Pd, quella che guarda al centro e quella che invece crede ancora in un’alleanza “organica e articolata” con la sinistra di Vendola e Di Pietro. Si sono scontrati soprattutto due modi di concepire e gestire l’antimafia. Che in una città come Palermo, segnata da ferite mai rimarginate, non è certo un dettaglio trascurabile.
6 AGO 20

Nelle avvelenate primarie palermitane non si sono scontrate solo le due anime del Pd, quella che guarda al centro e quella che invece crede ancora in un’alleanza “organica e articolata” con la sinistra di Vendola e Di Pietro. Si sono scontrati soprattutto due modi di concepire e gestire l’antimafia. Che in una città come Palermo, segnata da ferite mai rimarginate, non è certo un dettaglio trascurabile.
La cronaca ci dice che, a conclusione di una campagna elettorale a dir poco feroce, Rita Borsellino ha perso e Fabrizio Ferrandelli ha vinto. I giornali ci dicono anche che lo scarto dei voti è stato minimo, che il giovane outsider già si autoproclama sindaco della città e che dalla parte dei perdenti si solleva l’immancabile sospetto di brogli e camarille. La cronaca però non ci ha ancora spiegato per benino che dietro la Borsellino, sorella del giudice massacrato vent’anni fa in via D’Amelio, c’era Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo e portavoce dell’Italia dei valori mentre il regista dell’operazione Ferrandelli era e rimarrà, fino alle elezioni del 6 maggio, Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione Antimafia e sostenitore tra i più convinti del governo regionale presieduto dal ribaltonista Raffaele Lombardo.
Tra Orlando e Lumia non c’è mai stato amore. Anzi. Fino all’altro ieri sembrava che i due fossero divisi solo da un’incontenibile gelosia dovuta probabilmente al fatto che l’uno e l’altro finivano per pescare nello stesso bacino elettorale. Ma le primarie del Pd, con la candidatura di Rita Borsellino e Fabrizio Ferrandelli, hanno acuito lo scontro e hanno trasformato la vecchia rivalità in una lotta estrema per la conquista di una egemonia che non è né politica né culturale, ma di potere. Magari senza saperlo, gli elettori e i militanti che ieri hanno sfilati davanti ai gazebo per scegliere il candidato sindaco, hanno partecipato a un referendum parallelo: avrebbe vinto l’antimafia arcaica e parolaia, di Leoluca Orlando, il sindaco che voleva trasformare Palermo in un immenso Ucciardone, o l’antimafia riconducibile a Peppe Lumia, l’uomo che pur di mantenere a galla Lombardo e le sue spericolate operazioni non ha esitato a frantumare oltre ogni misura il proprio partito, cioè il Pd? Avrebbe vinto la vecchia antimafia del “sospetto come anticamera della verità” o l’antimafia che, a braccetto con Lombardo, ha affondato le mani nei ricchi feudi della spesa pubblica e dell’amministrazione regionale?
Lo spoglio delle schede ieri ha assegnato la vittoria a Lumia e ha deciso che la filiera perdente è quella dei duri e puri di Leoluca Orlando e Rita Borsellino. Loro, i duri e puri, pur di trovare un balsamo alla propria sconfitta, parlano di “primarie inquinate” e dicono che Lumia ha vinto perché in soccorso di Ferrandelli sono arrivate le truppe cammellate di Raffaele Lombardo. Non sarà facile dimostrarlo, ma un dato è certo: in tre anni di convivenza, il rapporto tra Lumia e il governatore della Sicilia è divenuto stretto stretto, addirittura indissolubile. I due si tengono a vicenda. Che ne sarebbe dell’antimafia amministrativa senza quello straordinario strumento che è il governo regionale? E che ne sarebbe di Lombardo, da due anni sotto inchiesta per mafia, senza la copertura politica di Lumia e della sua particolarissima squadra antimafia?
La cronaca ci dice che, a conclusione di una campagna elettorale a dir poco feroce, Rita Borsellino ha perso e Fabrizio Ferrandelli ha vinto. I giornali ci dicono anche che lo scarto dei voti è stato minimo, che il giovane outsider già si autoproclama sindaco della città e che dalla parte dei perdenti si solleva l’immancabile sospetto di brogli e camarille. La cronaca però non ci ha ancora spiegato per benino che dietro la Borsellino, sorella del giudice massacrato vent’anni fa in via D’Amelio, c’era Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo e portavoce dell’Italia dei valori mentre il regista dell’operazione Ferrandelli era e rimarrà, fino alle elezioni del 6 maggio, Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione Antimafia e sostenitore tra i più convinti del governo regionale presieduto dal ribaltonista Raffaele Lombardo.
Tra Orlando e Lumia non c’è mai stato amore. Anzi. Fino all’altro ieri sembrava che i due fossero divisi solo da un’incontenibile gelosia dovuta probabilmente al fatto che l’uno e l’altro finivano per pescare nello stesso bacino elettorale. Ma le primarie del Pd, con la candidatura di Rita Borsellino e Fabrizio Ferrandelli, hanno acuito lo scontro e hanno trasformato la vecchia rivalità in una lotta estrema per la conquista di una egemonia che non è né politica né culturale, ma di potere. Magari senza saperlo, gli elettori e i militanti che ieri hanno sfilati davanti ai gazebo per scegliere il candidato sindaco, hanno partecipato a un referendum parallelo: avrebbe vinto l’antimafia arcaica e parolaia, di Leoluca Orlando, il sindaco che voleva trasformare Palermo in un immenso Ucciardone, o l’antimafia riconducibile a Peppe Lumia, l’uomo che pur di mantenere a galla Lombardo e le sue spericolate operazioni non ha esitato a frantumare oltre ogni misura il proprio partito, cioè il Pd? Avrebbe vinto la vecchia antimafia del “sospetto come anticamera della verità” o l’antimafia che, a braccetto con Lombardo, ha affondato le mani nei ricchi feudi della spesa pubblica e dell’amministrazione regionale?
Lo spoglio delle schede ieri ha assegnato la vittoria a Lumia e ha deciso che la filiera perdente è quella dei duri e puri di Leoluca Orlando e Rita Borsellino. Loro, i duri e puri, pur di trovare un balsamo alla propria sconfitta, parlano di “primarie inquinate” e dicono che Lumia ha vinto perché in soccorso di Ferrandelli sono arrivate le truppe cammellate di Raffaele Lombardo. Non sarà facile dimostrarlo, ma un dato è certo: in tre anni di convivenza, il rapporto tra Lumia e il governatore della Sicilia è divenuto stretto stretto, addirittura indissolubile. I due si tengono a vicenda. Che ne sarebbe dell’antimafia amministrativa senza quello straordinario strumento che è il governo regionale? E che ne sarebbe di Lombardo, da due anni sotto inchiesta per mafia, senza la copertura politica di Lumia e della sua particolarissima squadra antimafia?