Confindustria isolata

Quale Confindustria lascia Emma Marcegaglia? Quali problemi si potranno considerare risolti dalla sua gestione, e quali aggravati? Lo schiaffo di Sergio Marchionne squarcia un sipario che in Confindustria si sperava reggesse fino al 2012, nascondendo dietro la sterzata antipolitica e anti Cav. una realtà con più contrasti che convergenze. Senza contare il quadro economico generale, nonché l’incertezza sul prossimo interlocutore politico. Di questi ultimi punti la Marcegaglia non porta responsabilità. Leggi Fiat, un partito rivoluzionario - Guarda la puntata di Qui Radio Londra Viva Marchionne, il bolscevico - Leggi la lettera di Marchionne a Emma Marcegaglia - Leggi Tutti fuori dai sindacati
7 AGO 20
Immagine di Confindustria isolata
Quale Confindustria lascia Emma Marcegaglia? Quali problemi si potranno considerare risolti dalla sua gestione, e quali aggravati? Lo schiaffo di Sergio Marchionne squarcia un sipario che in Confindustria si sperava reggesse fino al 2012, nascondendo dietro la sterzata antipolitica e anti Cav. una realtà con più contrasti che convergenze. Senza contare il quadro economico generale, nonché l’incertezza sul prossimo interlocutore politico. Di questi ultimi punti la Marcegaglia non porta responsabilità. Su tutto il resto, invece, voleranno gli stracci. L’arrocco nel corporativismo concertativo riporta le lancette indietro di anni, smentendo l’obiettivo strategico di rimuovere il totem del contratto nazionale posto al centro del programma del 2008. Allora la Marcegaglia si era rivolta principalmente a una base composta al 95 per cento da piccole aziende con meno di 15 dipendenti, alle quali infatti della concertazione interessa zero; e molto invece importa in materia di accesso al credito e di burocrazia.

Sul credito, il fronte comune
assieme ai banchieri dell’Abi presieduta da Giuseppe Mussari non appare una mossa particolarmente azzeccata. Quanto alla burocrazia, la trasformazione in una grande rete di servizi sul territorio è un altro progetto rimasto incompiuto. Ma anche guardando ai colossi aziendali c’è poco da brindare. Sarà pur vero che la Fiat “rappresenta in termini contributivi poco meno di 5 milioni di euro, l’uno per cento”. Ma è altrettanto vero che ora i veri padroni di Confindustria diventano Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica: gruppi pubblici che difficilmente vorranno imbarcarsi in altre crociate contro chiunque sia al governo visto che sono aziende controllate dal ministero dell’Economia e i cui vertici sono dunque nominati dal governo. Per non parlare della immane ferita simbolica.

Resta l’ultimo lascito della Marcegaglia:
la repentina conversione alla patrimoniale per ridurre l’Irap. Il fine è lodevole, il mezzo incomprensibile. L’Irap è odiosa, ma gravando sul costo del lavoro colpisce in proporzione molto più le grandi aziende. La patrimoniale va invece a punire proprio i cinque milioni di piccoli imprenditori della base confindustriale sotto forma di persone fisiche. Sostituire una tassa ingiusta con un’altra tassa “sui ricchi” si chiama redistribuzione: è da sempre vessillo della sinistra e della Cgil.