Chi fa male alla ricerca

Se è vero che il futuro di un paese dipende dal suo capitale umano, allora bisogna davvero sperare che lo scontro tra Mariastella Gelmini, e Giulio Tremonti si risolva in modo mutuamente soddisfacente. La riforma Gelmini intende introdurre elementi di responsabilità e meritocrazia nelle carriere accademiche di cui l’Italia – che ha una spesa per studente simile a quella degli altri paesi Ocse ma università di livello medio-basso – ha un gran bisogno.
7 AGO 20
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Se è vero che il futuro di un paese dipende dal suo capitale umano, allora bisogna davvero sperare che lo scontro tra Mariastella Gelmini, e Giulio Tremonti si risolva in modo mutuamente soddisfacente. La riforma Gelmini intende introdurre elementi di responsabilità e meritocrazia nelle carriere accademiche di cui l’Italia – che ha una spesa per studente simile a quella degli altri paesi Ocse ma università di livello medio-basso – ha un gran bisogno. Incidere sui meccanismi di reclutamento del personale (che ormai nascondono un sostrato di natura quasi feudale) scontenta molti, e in particolare i baroni che attualmente detengono il potere accademico e i ricercatori che, volenti o nolenti, hanno fino a oggi percorso la via crucis. Ma se è perfettamente comprensibile la loro rabbia è comprensibile anche la scorciatoia imboccata da Gelmini: bandire, contestualmente alla riforma, un numero molto ampio di concorsi per posti da associato.
Teoricamente questi concorsi dovrebbero far strada solo ai migliori, ma il sospetto è che questi equivarrebbero a una sorta di sanatoria. Al di là delle preoccupazioni di Tremonti – condivisibili solo in parte – ci sembra che questo non sia il migliore degli equilibri possibili. E’ già stato dimostrato che la produttività scientifica dei professori entrati a ruolo con l’ope legis è deprimente rispetto alla media. Il rischio è che per salvare la riforma si impoveriscano quantità e qualità della ricerca, sottraendo risorse preziose alla produzione scientifica italiana. Forse è vero che la perfezione non è di questo mondo e non c’è opera umana che non sia contaminata dal peccato originale: in questo caso, però, la virtù futura verrebbe al prezzo di un’eccessiva indulgenza nei vizi del passato. E’ un prezzo che siamo disposti a pagare?