Cambiare le regole in corsa
Bob Woodward ha usato un’immagine sportiva per descrivere l’atteggiamento di Barack Obama sul “sequester”, i tagli lineari (e dolorosi) alla spesa che scatteranno venerdì in assenza di un accordo condiviso: sta spostando la porta durante la partita. Il presidente, scrive il cronista sempreverde del Washington Post, cambia le regole in corsa appositamente per scaricare sugli avversari le colpe di un meccanismo devastante per l’economia americana.
7 AGO 20

Bob Woodward ha usato un’immagine sportiva per descrivere l’atteggiamento di Barack Obama sul “sequester”, i tagli lineari (e dolorosi) alla spesa che scatteranno venerdì in assenza di un accordo condiviso: sta spostando la porta durante la partita. Il presidente, scrive il cronista sempreverde del Washington Post, cambia le regole in corsa, rimpiazza gli eventi che hanno portato all’ingorgo politico sul budget con versioni dei fatti modificate appositamente per scaricare sugli avversari le colpe di un meccanismo devastante per l’economia americana. L’economista Alan Blinder ha scritto che il “sequester” è un termine latino che sta per “tagliare la spesa federale in modo stupido” e a Washington tutti controfirmerebbero una definizione del genere. Il problema è trovare i responsabili politici dell’impasse. Obama ora dice che il Congresso ha inventato il diabolico marchingegno per costringere le parti a trovare un compromesso, e che la Casa Bianca ha sempre voluto includere nel budget nuove entrate (tasse) per realizzare quell’approccio “equilibrato” che il presidente agita a parole da mesi. Woodward sostiene invece che il “sequester” è stato partorito dalla Casa Bianca nel 2011 – e precisamente da Jack Lew, poi promosso a segretario del Tesoro – ed era parte di un grande accordo a sfondo elettorale: i democratici accettano di non chiedere nuovi aumenti fiscali in cambio dei voti repubblicani sull’innalzamento del tetto del debito pubblico, dossier che avrebbe potuto rovinare il clima della campagna di Obama.
L’aumento delle tasse era uscito dalla porta e ora Obama vuole farlo rientrare dalla finestra, minaccia veti su qualunque proposta non contenga strette fiscali perché queste erano le regole fissate all’inizio. Woodward ha spiegato che le regole le ha cambiate il presidente in corsa e si è beccato un’astiosa reprimenda della Casa Bianca, che lo accusa di essere “wilfully wrong”, di metterci della malizia in questa falsa rappresentazione. Ma anche ammettendo l’improbabile verità che una parte di Woodward sia guidata da un pregiudizio anti Obama, sono troppi i fatti che corroborano lo “spostamento della porta” come metodo del negoziare politico del presidente sul budget e non solo.