Bollettino della crisi
Borsa in rosso, colpiti gli istituti con i Btp in pancia
La Borsa italiana affonda, soprattutto in banca e ovunque è più esposta con l’estero. I risultati elettorali, resi noti la notte scorsa, hanno sorpreso negativamente i mercati che speravano in una maggioranza di governo più stabile nel nostro paese. Così Piazza Affari ha chiuso in rosso, peggio delle altre Borse europee, a meno 4,89 per cento. In particolare sono sprofondati i titoli bancari: Intesa Sanpaolo e Unicredit sono scese di circa il 9 per cento, Mediolanum e Banco Popolare di oltre il 10.
7 AGO 20

La Borsa italiana affonda, soprattutto in banca e ovunque è più esposta con l’estero. I risultati elettorali, resi noti la notte scorsa, hanno sorpreso negativamente i mercati che speravano in una maggioranza di governo più stabile nel nostro paese. Così Piazza Affari ha chiuso in rosso, peggio delle altre Borse europee, a meno 4,89 per cento. In particolare sono sprofondati i titoli bancari: Intesa Sanpaolo e Unicredit sono scese di circa il 9 per cento, Mediolanum e Banco Popolare di oltre il 10. Mike van Dulken, capo della ricerca di Accendo Markets, dice al Foglio che “gli istituti bancari domestici sono i più colpiti per il fatto che detengono quantità significative di titoli pubblici”. I loro bilanci, dunque, sono i primi a risentire di evantuali fughe degli investitori dai bond statali. In generale, osservava infatti ieri Radiocor, sono crollati “tutti i titoli legati al sistema Italia”, come A2A (meno 8,3 per cento) e Telecom (meno 7,2), mentre si sono salvati “quelli più esposti sull’estero”, a partire da Pirelli (più 2 per cento), Prysmian (1,2 per cento anche grazie a una commessa in Germania da 350 milioni).
Si rivede all’improvviso Lady Spread. Il differenziale tra Btp decennale italiano e Bund tedesco ha terminato la seduta sui massimi di giornata, a 345 punti base, 50 punti in più rispetto alla chiusura di due giorni fa. Ai massimi anche il rendimento sulla scadenza decennale che termina la seduta al 4,89 per cento. Ieri, durante l’asta che ha visto assegnare 8,75 miliardi di euro di Bot, è salito il tasso corrisposto dal Tesoro: dallo 0,73 per cento di fine gennaio a 1,23. Oggi l’appuntamento più atteso, con una corposa asta di Btp decennali.
Il governo di larghe intese è l’opzione preferita dagli investitori stranieri. Su questa ipotesi convergono diversi report pubblicati ieri dalle banche d’affari internazionali. L’inglese Barclays sostiene che l’Italia non può permettersi un prolungato periodo di instabilità politica perché ciò acuirebbe le tensioni sui mercati portando, nel peggiore dei casi, a richiedere l’intervento dello scudo salva-spread della Banca centrale europea: il governo di larghe intese è dunque “la formula migliore” per garantire stabilità. Dello stesso avviso anche la svizzera Credit Suisse, sebbene un tale assetto, ammettono gli analisti, non può durare per un’intera legislatura. Per i trader di Ig Markets il “governissimo” è l’unica soluzione utile a “evitare uno stallo istituzionale” che peggiorerebbe lo stato di salute dell’economia nazionale. Gli analisti dell’americana Citigroup, invece, prefigurano, oltre alla grande coalizione, un’alleanza tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, variabile a seconda delle misure da votare. Gli esperti dell’italiana Mediobanca securities ritengono inoltre che la “Grosse Koalition” alla tedesca sia un’ipotesi “inevitabile” ma che difficilmente funzionerà perché “l’Italia non è la Germania”.
Si rivede all’improvviso Lady Spread. Il differenziale tra Btp decennale italiano e Bund tedesco ha terminato la seduta sui massimi di giornata, a 345 punti base, 50 punti in più rispetto alla chiusura di due giorni fa. Ai massimi anche il rendimento sulla scadenza decennale che termina la seduta al 4,89 per cento. Ieri, durante l’asta che ha visto assegnare 8,75 miliardi di euro di Bot, è salito il tasso corrisposto dal Tesoro: dallo 0,73 per cento di fine gennaio a 1,23. Oggi l’appuntamento più atteso, con una corposa asta di Btp decennali.
Il governo di larghe intese è l’opzione preferita dagli investitori stranieri. Su questa ipotesi convergono diversi report pubblicati ieri dalle banche d’affari internazionali. L’inglese Barclays sostiene che l’Italia non può permettersi un prolungato periodo di instabilità politica perché ciò acuirebbe le tensioni sui mercati portando, nel peggiore dei casi, a richiedere l’intervento dello scudo salva-spread della Banca centrale europea: il governo di larghe intese è dunque “la formula migliore” per garantire stabilità. Dello stesso avviso anche la svizzera Credit Suisse, sebbene un tale assetto, ammettono gli analisti, non può durare per un’intera legislatura. Per i trader di Ig Markets il “governissimo” è l’unica soluzione utile a “evitare uno stallo istituzionale” che peggiorerebbe lo stato di salute dell’economia nazionale. Gli analisti dell’americana Citigroup, invece, prefigurano, oltre alla grande coalizione, un’alleanza tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, variabile a seconda delle misure da votare. Gli esperti dell’italiana Mediobanca securities ritengono inoltre che la “Grosse Koalition” alla tedesca sia un’ipotesi “inevitabile” ma che difficilmente funzionerà perché “l’Italia non è la Germania”.
IL DOPPIO “SCUDO” CHE RASSICURA UN PO’. Alcuni analisti fanno notare al Foglio che lo spread tra Btp e Bund difficilmente raggiungerà il livello d’allarme della fine del 2011. Rispetto ad allora, infatti, almeno due fattori sono cambiati. Primo: la Banca centrale europea di Mario Draghi ha nel frattempo garantito sostegno illimitato al debito degli stati in difficoltà che accettino di procedere sulla strada delle riforme. Secondo: come si evince da questo grafico di Barclays, è diminuita la quota di debito pubblico italiano nelle mani di investitori esteri, passata dal 55 al 35 per cento dello stock totale. E gli investitori esteri, come noto, sono quelli che con più facilità vendono titoli di stato sulla scorta di improvvise novità e incertezze politiche.