Sono 354 i sì
Anticorruzione, il sì della Camera
Con 354 sì e una maggioranza striminzita è passato questa mattina alla Camera il ddl anticorruzione. Il testo ora tornerà al Senato per la terza lettura, ma l’iter, stando a ciò che ha dichiarato il Presidente della Camera Gianfranco Fini, non è detto che si esaurisca in questa legislatura.
7 AGO 20

Con 354 sì e una maggioranza striminzita è passato questa mattina alla Camera il ddl anticorruzione. Il testo ora tornerà al Senato per la terza lettura, ma l’iter, stando a ciò che ha dichiarato il Presidente della Camera Gianfranco Fini, non è detto che si esaurisca in questa legislatura.
Assenti Alfano e Bersani e con il solo Casini (tra i leader della maggioranza) presente, sono stati 25 i no ricevuti dal ddl mentre gli astenuti sono stati 102. Tra questi la Lega e 38 deputati del Pdl tra cui Corsetto, Brunetta e Stracquadanio. Hanno votato contro invece i deputati dell’Idv, due deputati Pdl (D’Alessandro e Barani) ed esponenti di Popolo e Territorio e Nps.
Il ddl prevedeva al suo interno punti che riguardavano la maggiore trasparenza della pubblica amministrazione, la delega al Governo sulla non candidabilità dei condannati (a partire dalle prossime elezioni 2013) e i nuovi reati di traffico di influenze illecite e corruzione tra i privati. Tra i nodi da sciogliere prima dell’approvazione definitiva del ddl resta quello dell’emendamento Pini riguardante la responsabilità civile dei magistrati. Fabrizio Cicchitto, capogrppo alla Camera del PdL ha già annunciato che “al Senato il ddl andrà modificato”
“Avremmo voluto – ha proseguito l’on. Cicchitto – “liberamente dibattere senza che lei fosse venuta in Parlamento a metterci le manette, ma come dice il proverbio: uomo, o meglio donna avvisata, mezzo salvata. Non porti emendamenti con la fiducia, se no voteremo contro”, ha poi concluso. Soddisfazione è trapelata dalle parole del ministro Severino secondo cui, pur ricorrendo “a una fiducia che avrei evitato, il voto di oggi dimostra che era necessaria”. Favorevoli anche i commenti dell’leader Udc Pier Ferdinando Casini che considera questo voto “un segnale importante. Condannati fuori dalle liste elettorali a partire dalle prossime elezioni: non si poteva prendere una decisione diversa”. Anche per Dario Franceschini del Pd il voto di oggi è stata “una rivoluzione” così come “il parlare in aula con gli stessi numeri che si avevano con il governo Berlusconi”.
Assenti Alfano e Bersani e con il solo Casini (tra i leader della maggioranza) presente, sono stati 25 i no ricevuti dal ddl mentre gli astenuti sono stati 102. Tra questi la Lega e 38 deputati del Pdl tra cui Corsetto, Brunetta e Stracquadanio. Hanno votato contro invece i deputati dell’Idv, due deputati Pdl (D’Alessandro e Barani) ed esponenti di Popolo e Territorio e Nps.
Il ddl prevedeva al suo interno punti che riguardavano la maggiore trasparenza della pubblica amministrazione, la delega al Governo sulla non candidabilità dei condannati (a partire dalle prossime elezioni 2013) e i nuovi reati di traffico di influenze illecite e corruzione tra i privati. Tra i nodi da sciogliere prima dell’approvazione definitiva del ddl resta quello dell’emendamento Pini riguardante la responsabilità civile dei magistrati. Fabrizio Cicchitto, capogrppo alla Camera del PdL ha già annunciato che “al Senato il ddl andrà modificato”
“Avremmo voluto – ha proseguito l’on. Cicchitto – “liberamente dibattere senza che lei fosse venuta in Parlamento a metterci le manette, ma come dice il proverbio: uomo, o meglio donna avvisata, mezzo salvata. Non porti emendamenti con la fiducia, se no voteremo contro”, ha poi concluso. Soddisfazione è trapelata dalle parole del ministro Severino secondo cui, pur ricorrendo “a una fiducia che avrei evitato, il voto di oggi dimostra che era necessaria”. Favorevoli anche i commenti dell’leader Udc Pier Ferdinando Casini che considera questo voto “un segnale importante. Condannati fuori dalle liste elettorali a partire dalle prossime elezioni: non si poteva prendere una decisione diversa”. Anche per Dario Franceschini del Pd il voto di oggi è stata “una rivoluzione” così come “il parlare in aula con gli stessi numeri che si avevano con il governo Berlusconi”.