Xi Jinping spegne le twitstar

Lunedì la più alta Corte giudiziaria della Cina ha diffuso nuove linee guida sulla comunicazione online. A interessare la Corte sono soprattutto i siti come Weibo, il corrispettivo cinese di Twitter, e i rumors, le maldicenze e le notizie tendenziose che circolano tra i suoi utenti. Consapevole di non poter agire caso per caso in un social network che raccoglie 500 milioni di iscritti, il governo cinese sembra voler usare un criterio quantitativo per colpire almeno i pesci grossi.
6 AGO 20
Immagine di Xi Jinping spegne le twitstar
Lunedì la più alta Corte giudiziaria della Cina ha diffuso nuove linee guida sulla comunicazione online. A interessare la Corte sono soprattutto i siti come Weibo, il corrispettivo cinese di Twitter, e i rumors, le maldicenze e le notizie tendenziose che circolano tra i suoi utenti. Consapevole di non poter agire caso per caso in un social network che raccoglie 500 milioni di iscritti, il governo cinese sembra voler usare un criterio quantitativo per colpire almeno i pesci grossi. Secondo le nuove linee guida, se un messaggio considerato diffamatorio è condiviso su internet almeno 500 volte e riceve almeno 5.000 visualizzazioni, il suo autore rischia fino a tre anni di prigione. E’ evidente che a preoccupare il governo non è la pericolosità del messaggio in sé (questa potrà essere decisa in base alle convenienze, grazie alla fumosità della descrizione di rumors), ma il numero di persone che questo riesce a raggiungere.
La strategia dei pesci grossi ha colpito recentemente alcuni degli utenti più celebri e influenti dei social cinesi (chiamati “Big V”, dove la “V” dice che la loro identità è stata “verificata”). A Charles Xue, imprenditore e attivista sino-americano seguito su Weibo da 12 milioni di utenti, è stato destinato il trattamento dei più temibili avversari politici: il 23 agosto è stato arrestato per aver partecipato a festini con prostitute e prostituti, mentre la tv di stato gli dedicava una potente campagna di demonizzazione. Ad altre “Big V” è andata meglio, si sono soltanto viste cancellare il proprio profilo. Una simile mobilitazione è indice di quanto il governo sia consapevole del pericolo rappresentato dalla rete: il presidente Xi Jinping è pronto a trattare internet come i grandi manager corrotti di PetroChina o i potenti funzionari infedeli à la Bo Xilai. Già in un documento del 2011, citato da Sinocism, il comitato centrale del Partito poneva le basi ideologiche per uno sviluppo più “sano” della rete, “necessità urgente per la creazione della cultura socialista”. Per una comunicazione online “civilizzata e razionale” occorrono tecnologie di controllo e una forte legislazione, ma non bisogna mai dimenticare di “cantare online la grande melodia dell’ideologia e della cultura”.