Una lapide per studenti virtuali
Si trattasse solo di leggerli, si potrebbe fare pure sulla mesta, fredda lapide della “tavoletta”. Ma solo le persone molto strane – e molto da avere in sospetto – i libri li leggono e basta: certi, nemmeno li aprono del tutto, solo uno spiraglio del 40 per cento, tanto per afferrare le parole (lettori con sguardo da secondini), così da non lasciare pieghe sul dorso. I libri hanno diverse funzioni: si sottolineano, servono per prendere appunti, segnare un numero di telefono, fare le orecchie, lasciare impronte. Un libro va divorato, segnato, marchiato. Magari poi abbandonato – ma con il segno di sé impresso per sempre.
6 AGO 20

Si trattasse solo di leggerli, si potrebbe fare pure sulla mesta, fredda lapide della “tavoletta”. Ma solo le persone molto strane – e molto da avere in sospetto – i libri li leggono e basta: certi, nemmeno li aprono del tutto, solo uno spiraglio del 40 per cento, tanto per afferrare le parole (lettori con sguardo da secondini), così da non lasciare pieghe sul dorso. I libri hanno diverse funzioni: si sottolineano, servono per prendere appunti, segnare un numero di telefono, fare le orecchie, lasciare impronte. Un libro va divorato, segnato, marchiato. Magari poi abbandonato – ma con il segno di sé impresso per sempre. La decisione del ministro Francesco Profumo, che ha decretato un residuale anno di vita ai libri di scuola prima di scaraventarli nel Grande Nulla del digitale, ha di sicuro qualche fondato motivo – a cominciare, si spiega, da un risparmio sul costo dei volumi destinati agli alunni: certi di qualità, certi di certificata inutilità, fino alla sconfinata bruttura (estetica, di linguaggio) di molti testi universitari. Si comincia – ciò che era elementare è diventato morta lingua burocratica – dalle “classi prima e quarta della scuola primaria, la classe prima delle scuola secondaria di I grado, la prima e la terza classe della secondaria di II grado” (chiamate il notaio!), registrando così la perdita di un’eterna figurante del teatrino italiano: la mamma del pargolo che piantonava lo studio del medico della mutua per accertare i rischi di scoliosi della creatura, piegato sotto il peso del voluminoso ingombro di sussidiari, antologie, scienze. Rendere fin dalla più tenera età impalpabile il rapporto con i libri – togliere la fisicità senza la quale nessun vero amore può durare: è questione di ormoni pure tra il lettore e il suo libro – placherà qualche timore materno, porterà a un non disprezzabile risparmio, ma forse favorirà il passaggio diretto dalle pagine digitali alla già radicata scemenza virtuale. Che il bambino debba subito capire che c’è più fatica nella partita di tennis che nei libri da portarsi dietro mica pare predisporre a una grande futura apertura mentale. Tre chili non hanno mai schiantato nessuno.