Tutte le strade portano al Cav.
Nell’assedio politico delle opposizioni (e di una parte non irrilevante dei democratici di osservanza renziana) nei confronti di Giorgio Napolitano, si è notata l’assenza della voce più autorevole, quella di Silvio Berlusconi, che ha lasciato l’onere della polemica ai suoi seguaci, ma si è guardato bene dall’assumersi il rischio di un confronto diretto col capo dello stato. Sicuramente Berlusconi ha più fiuto di Beppe Grillo, che invece si è esposto a una figuraccia, però forse nel suo atteggiamento cauto e riflessivo si esprime una considerazione politica per qualche aspetto nuova.
6 AGO 20

Nell’assedio politico delle opposizioni (e di una parte non irrilevante dei democratici di osservanza renziana) nei confronti di Giorgio Napolitano, si è notata l’assenza della voce più autorevole, quella di Silvio Berlusconi, che ha lasciato l’onere della polemica ai suoi seguaci, ma si è guardato bene dall’assumersi il rischio di un confronto diretto col capo dello stato. Sicuramente Berlusconi ha più fiuto di Beppe Grillo, che invece si è esposto a una figuraccia, però forse nel suo atteggiamento cauto e riflessivo si esprime una considerazione politica per qualche aspetto nuova.
Berlusconi non ha mai avuto bisogno di affermare la sua condizione di leader politico, da quando ha iniziato l’avventura di Forza Italia è sempre stato al centro della scena e nessuno anche tra i suoi più acerrimi avversari poteva considerarlo una presenza trascurabile. Ora l’effetto delle vicende giudiziarie e dell’esclusione dal seggio parlamentare gli pongono il problema di mantenere o ricostruire l’immagine di leader politico. Ha deciso, pare, di farlo rinunciando alle pose gladiatorie, lasciando così intendere di avere un ruolo costruttivo di tessitore di relazioni anche nuove, insomma di restare un interlocutore primario della vicenda nazionale.
Il riserbo tenuto sul discorso di Napolitano può far pensare che sussista ancora un filo di dialogo tra il fondatore di Forza Italia e il Quirinale. Che sia una realtà o solo un’aspirazione o magari neppure quella, importa poco. Conta che anche in quella direzione il dialogo resti possibile, com’è aperto in modo ormai abbastanza esplicito con Matteo Renzi e forse persino con Grillo.
Solo con Enrico Letta il collegamento viene dato per chiuso definitivamente, sia perché è al presidente del Consiglio che viene imputata la maggiore responsabilità del fallimento della prospettiva di pacificazione, sia perché in fondo non conviene a nessuno mostrarsi legato alla barca di un governo che fa acqua da tutte le parti, come dimostra la presa di distanze quotidiana di Renzi dall’affratellamento “generazionale” invocato dal premier. D’altra parte, senza il riconoscimento di un ruolo al Cav. almeno sui temi istituzionali, si resta chiusi in una dialettica senza sbocco tra Pd e Cinque stelle. Renzi che è sveglio lo sa benissimo e ha corrisposto a breve giro di posta alla cautela berlusconiana che, a quanto pare, comincia a fruttare.