Riforme made in China
Le disuguaglianze nella Repubblica popolare cinese sono al di sopra dei livelli di guardia. Il Partito comunista (Pcc) continua a trarre la propria legittimità dall’aver tirato fuori dalla povertà milioni di cinesi. Tuttavia a far scattare l’allarme sono state le conclusioni di uno studio del think tank cinese China Household Finance Survey, che calcola in 0,61 il coefficiente di Gini cinese (aggiornato al 2010).
6 AGO 20

Le disuguaglianze nella Repubblica popolare cinese sono al di sopra dei livelli di guardia. Il Partito comunista (Pcc) continua a trarre la propria legittimità dall’aver tirato fuori dalla povertà milioni di cinesi. Tuttavia a far scattare l’allarme sono state le conclusioni di uno studio del think tank cinese China Household Finance Survey, che calcola in 0,61 il coefficiente di Gini cinese (aggiornato al 2010). Se zero indica l’“uguaglianza assoluta” e uno la “disuguaglianza massima”, il risultato cinese supera la percentuale oltre cui statisticamente si corre il rischio di rivolte sociali, turbando l’armonia tanto agognata dalla dirigenza cinese. Se non bastasse, dal rapporto è emerso anche un altro dato: il tasso di disoccupazione nelle città è all’8,1 per cento, il doppio di quanto dichiarato nelle statistiche ufficiali.
Queste cifre, spesso celate, sono state rese note nei giorni del primo viaggio in patria di Xi Jinping, nuovo segretario del Pcc. La meta scelta è stata Shenzhen, città simbolo della trasformazione di Pechino in potenza economica. Infatti è da lì che Deng Xiaoping fece ripartire le riforme nel 1992, dopo la repressione di Tiananmen. Durante la visita, ha sottolineato la stampa, Xi ha mantenuto un basso profilo. Niente cibo ricercato, niente striscioni né tappeti rossi. Una nuova immagine che si lega ai ripetuti riferimenti alla lotta contro la corruzione, altro motivo di malcontento per la popolazione. Corruzione che spesso trova radici nel connubio troppo stretto tra politica ed economia. Disuguaglianza, corruzione, estrema politicizzazione: anche nel colosso asiatico i leader riformatori non potranno latitare a lungo.