Pechino blandisce l’Europa ma punisce chi parla con il Dalai Lama

Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la première dame Carla Bruni erano insolitamente tesi e impacciati ieri a ricevere all’aeroporto parigino di Orly il presidente della Repubblica cinese Hu Jintao, mentre gli attivisti che chiedevano la liberazione del Nobel dissidente Liu Xiaobo accusano l’Eliseo di non filarseli per niente. Cosa è cambiato da due anni fa, quando Sarkò accettò d’incontrare con tutti gli onori un altro Nobel inviso a Pechino, il Dalai Lama? di Michele Masneri
6 AGO 20
Immagine di Pechino blandisce l’Europa ma punisce chi parla con il Dalai Lama
Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la première dame Carla Bruni erano insolitamente tesi e impacciati ieri a ricevere all’aeroporto parigino di Orly il presidente della Repubblica cinese Hu Jintao, mentre gli attivisti che chiedevano la liberazione del Nobel dissidente Liu Xiaobo accusano l’Eliseo di non filarseli per niente. Cosa è cambiato da due anni fa, quando Sarkò accettò d’incontrare con tutti gli onori un altro Nobel inviso a Pechino, il Dalai Lama? Di sicuro ci si ricorda ancora la rappresaglia del gennaio 2009, quando Parigi venne esclusa dal viaggio di stato del premier Wen Jiabao: “Viaggio da tutte le parti tranne che in Francia, e sappiamo tutti perché”, disse allora il leader comunista.

A parte questo caso isolato, però, quello che non si era mai capito (finora) era se le consuete minacce cinesi sulla questione Tibet avessero poi conseguenze reali. E’ il famoso “enigma Berlusconi”, espresso con la consueta chiarezza proprio al Dalai Lama, ricevuto a Roma nel 1995, e al quale il Cav. disse di essere “combattuto tra l’importanza di mantenere le relazioni commerciali e proteggere i diritti umani”. Adesso però ci sono finalmente dati precisi: uno studio curato dal Center for European Governance and Economic Development dell’Università di Göttingen misura esattamente “l’effetto-Dalai Lama”: i paesi che ricevono il leader tibetano assistono poi a un calo degli affari con Pechino. Uno studio che Sarkozy ha forse letto.

La kermesse cinese di questi giorni, infatti, dovrebbe finalmente portare nuove commesse miliardarie a Parigi: tra cui un contratto con Airbus per 102 velivoli e 14 miliardi di dollari, un deal da 1,2 miliardi di euro per apparecchiature elettroniche con Alcatel-Lucent, e forniture nucleari da 3,5 miliardi di euro per il colosso delle centrali Areva. Il secondo paese europeo che verrà toccato dalla missione di Hu è il Portogallo, dove il presidente Aníbal Cavaco Silva è ansioso di sapere se le intenzioni da parte di Pechino di comprare robusti pacchetti dei pericolanti titoli pubblici portoghesi si concretizzeranno. Altro stato che verrà toccato dalla missione cinese, seppur in ranghi ridotti, è la Polonia, attualmente il più grande mercato delle infrastrutture europee (con 67 miliardi di euro di fondi strutturali da spendere per autostrade e ferrovie, e un mercato di 38 milioni di persone con livelli di consumo più alti rispetto agli altri membri Ue).

Dunque una Cina che agisce a tutto campo, non solo compratrice ma anche appaltatrice e prestatrice di ultima istanza.
Anche Varsavia questa volta è ansiosa di non sbagliare, dopo che nel 2008 ha ospitato il Dalai Lama, così in questi giorni di diritti dei tibetani non si parla proprio. Forse anche loro hanno letto lo studio di Andreas Fuchs e Nils-Hendrik Klann dell’Università di Göttingen. Il quale prende in considerazione l’andamento del commercio cinese con 159 stati, dal 1991 al 2008. Il risultato statistico è che nei paesi in cui il capo del Tibet è stato ricevuto ai massimi livelli istituzionali, il volume degli scambi commerciali con la Cina è calato in media del 12,5 per cento nei 24 mesi successivi. Colpendo in particolare i macchinari di precisione e i mezzi di trasporto (meno 13,3 per cento), la chimica (meno 12,4), i derivati del petrolio (meno 12,1). Dalle misurazioni di questo vero e proprio “Dalailometro” emerge anche altro: primo, che l’uso delle relazioni commerciali come strumento di politica estera nasce nel 2002 (anno in cui Hu prende il potere); secondo, che le rilevazioni si fermano al 2008, e dunque non tengono conto della recessione globale, che ha reso ancora più sensibili Europa e Stati Uniti al fascino dello yuan. Terzo, che l’effetto-Dalai Lama dura circa due anni, poi gli scambi tornano gradatamente ai livelli di prima. Ma questo forse Sarkozy l’aveva già capito da solo.
di Michele Masneri