Nigeria/2 Perché non potevamo aspettare più. La versione di Londra

“Non c’era nulla da spiegare: le autorità italiane erano pienamente informate di ogni passo dell’intero intervento”. Queste le parole del ministro della Difesa britannico, Philip Hammond, fermo e compìto quanto il presidente della Repubblica italiana, le cui affermazioni di ieri stava implicitamente sconfessando. La linea della fermezza di Westminster sul caso nigeriano sembra dunque applicarsi – con tutte le distinzioni del caso – tanto a Roma quanto ai terroristi di Boko Haram. Senza sconti e senza mezzi termini. Leggi Nigeria/1 Uno spione chiede: “Che succede ai vostri servizi?” di Daniele Raineri
6 AGO 20
Immagine di Nigeria/2 Perché non potevamo aspettare più. La versione di Londra
“Non c’era nulla da spiegare: le autorità italiane erano pienamente informate di ogni passo dell’intero intervento”. Queste le parole del ministro della Difesa britannico, Philip Hammond, fermo e compìto quanto il presidente della Repubblica italiana, le cui affermazioni di ieri stava implicitamente sconfessando. La linea della fermezza di Westminster sul caso nigeriano sembra dunque applicarsi – con tutte le distinzioni del caso – tanto a Roma quanto ai terroristi di Boko Haram. Senza sconti e senza mezzi termini. Le parole del premier David Cameron e quelle del ministro degli Esteri, William Hague, sono diplomatiche e cortesi, ma al Foreign Office quanto a Downing Street non si riesce a nascondere una certa irritazione per l’atteggiamento degli italiani, che ora si mostrano addolorati per quanto accaduto a Sokoto, ma che non avevano certamente offerto altre alternative concrete per sconfiggere gli islamisti nigeriani.

Ma c’è anche una certa esasperazione a Westminster per l’apparente ingenuità della posizione italiana, rispetto alle esatte condizioni del raid organizzato dagli Sbs (Special Boat Service) – le teste di cuoio della marina britannica – insieme alle truppe specializzate di Abuja. Una fonte vicina a Cobra – il comitato governativo presieduto dal premier ma che comprende anche i capi dei servizi e delle Forze armate e che si incontra ogni volta che c’è una decisione strategica di questo genere da prendere in maniera coordinata – ha spiegato al Foglio che “un’operazione di questo genere dev’essere ‘covert’ e non troppo ‘overt’ per garantire l’elemento della sorpresa: c’era già il problema che nel territorio intorno a Sokoto si era sparsa la voce che un’operazione stesse per essere compiuta e c’era il rischio che potesse saltare tutto”. Domanda retorica della nostra fonte: “Ma esiste in Italia un organismo efficiente e lineare quanto Cobra?”. Anche il vicepremier Nick Clegg, europeista convinto, ha ripetuto usando un felpato linguaggio brussellese lo stesso concetto: “Abbiamo dovuto agire in grande fretta e anche di notte, e quindi non potevamo fermarci a ogni istante per sentire il parere degli alleati italiani; i quali avevamo già informato all’inizio dell’operazione: troppe voci nello stesso tempo avrebbero creato solo confusione”.

Inizialmente ieri mattina le reazioni di Whitehall e di Westminster erano state piuttosto vellutate, di fronte alle accuse dei giornali londinesi di aver “tenuto gli alleati italiani al buio di tutto”, ma solo durante la giornata diversi esponenti del governo stesso hanno voluto prendere la parola di persona, e non attraverso i consueti portavoce dei rispettivi ministeri, per confermare con una certa enfasi la fiducia totale nella prassi seguita – sia la scelta di non aver continuato le inutili trattative con gli islamisti, una volta che si è scoperto da un militante catturato dalle forze di Abuja che i suoi compagni stavano per uccidere i due ostaggi occidentali in ogni caso – sia nei confronti del governo, che non aveva offerto durante gli ultimi mesi – questa è la versione sostenuta a Londra – particolari contributi in vista della liberazione di Chris McManus e Franco Lamolinara.

Secondo alcuni esperti di guerriglia nigeriana interpellati dalla Bbc per spiegare meglio la complessa dinamica del raid, la situazione sul campo era particolamente difficile, visto che il presidente cristiano Goodluck Jonathan e buona parte dei suoi uomini chiave sono cristiani del sud, e come tali hanno spesso difficoltà per far accettare le loro decisioni alle autorità locali del nord; in più la natura sempre proteiforme e un anarcoide di Boko Haram rendeva difficile il tentativo di prevedere le sue mosse. Ora Downing Street confida che la maretta diplomatica con Roma possa concludersi bene e in fretta.