La canonizzazione di Snowden

Era inevitabile che il New York Times arrivasse a canonizzare, e ci scusiamo per l’imprecisione lessicale, Edward Snowden, promuovendolo al rango di “whistleblower”, eroe civile che scoperchia i governi ed espone il marcio delle loro operazioni segrete. Per gli intransigenti della trasparenza, l’ex contractor d’intelligence che da sette mesi spiffera con calcolata frequenza dettagli dei programmi di sorveglianza della Nsa ha sempre avuto la palma del martire della giustizia, ma il New York Times e l’establishment liberal che rappresenta ci hanno messo qualche tempo a tramutare un fedifrago spione che passa informazioni potenzialmente devastanti per il governo americano in un patrimonio dell’umanità da tutelare.
6 AGO 20
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Era inevitabile che il New York Times arrivasse a canonizzare, e ci scusiamo per l’imprecisione lessicale, Edward Snowden, promuovendolo al rango di “whistleblower”, eroe civile che scoperchia i governi ed espone il marcio delle loro operazioni segrete. Per gli intransigenti della trasparenza, l’ex contractor d’intelligence che da sette mesi spiffera con calcolata frequenza dettagli dei programmi di sorveglianza della Nsa ha sempre avuto la palma del martire della giustizia, ma il New York Times e l’establishment liberal che rappresenta ci hanno messo qualche tempo a tramutare un fedifrago spione che passa informazioni potenzialmente devastanti per il governo americano in un patrimonio dell’umanità da tutelare.
In un editoriale apparso ieri si legge: “Considerando l’enorme valore delle informazioni che ha rivelato e gli abusi che ha portato alla luce, Snowden merita di meglio di una vita di costante esilio e paura. Potrà anche aver commesso un crimine, ma ha reso un grande servizio al paese. E’ tempo che gli Stati Uniti gli offrano un patteggiamento o una qualche forma di clemenza che gli permetta di tornare a casa e di ottenere uno sconto sostanziale sulla pena in virtù del suo ruolo di whistleblower”. Una volta valutato che le rivelazioni di Snowden “non compromettono le esigenze della sicurezza nazionale”, la stanza dei bottoni del Times ha decretato che l’ex contractor – che, pure, il suo ex datore di lavoro, Booz Allen, ora chiama una “aberrazione” – è un servitore dello stato e un coraggioso promotore della riforma degli attuali sistemi di sorveglianza, residuo e tangibile delle vecchie pratiche antiterrorismo dell’èra Bush. Infatti è questo il vero totem polemico cui tutto, in fin dei conti, viene ricondotto.
A questo punto, quelli del Nyt potrebbero anche dire che l’ospite che gli garantisce asilo, Vladimir Putin, è l’incarnazione dello spirito della democrazia. Più prudenti che fantasiosi, al Times hanno invece aspettato un po’, giusto per accertarsi che le conseguenze del metodo Snowden sulla raccolta di dati e metadati della Nsa non fossero troppo gravi per giustificare una santificazione pubblica. Una volta fatto il calcolo dei rischi, il Times si è scagliato contro i suoi mostri di sempre.