Il matrimonio gay non è uguaglianza
La Corte costituzionale è chiamata a pronunciarsi oggi sulla legittimità delle norme che prevedono che il matrimonio, in Italia, possa riguardare soltanto persone di sesso diverso. Nei mesi passati, quattro differenti magistrati hanno portato la questione all’attenzione della Consulta, perché ritengono che il matrimonio così concepito sia in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione. In realtà, la Carta fondamentale (all’articolo 29) proclama il riconoscimento dei “diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
6 AGO 20

La Corte costituzionale è chiamata a pronunciarsi oggi sulla legittimità delle norme che prevedono che il matrimonio, in Italia, possa riguardare soltanto persone di sesso diverso. Nei mesi passati, quattro differenti magistrati hanno portato la questione all’attenzione della Consulta, perché ritengono che il matrimonio così concepito sia in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione. In realtà, la Carta fondamentale (all’articolo 29) proclama il riconoscimento dei “diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Società naturale significa, fino a prova contraria, un uomo, una donna, i loro figli. Far ricadere nella categoria l’unione di due persone dello stesso sesso è contrario alla logica, prima ancora che al diritto, e comunque la lettera dell’articolo della Costituzione che si occupa di matrimonio non è manipolabile a piacimento.
Molto poco plausibile, per non dire risibile, è il richiamo a una presunta lesione del principio di uguaglianza. Bisogna ricordare che quel principio risulta violato non solo quando si trattano in modo diverso situazioni uguali, ma anche quando si impone la stessa disciplina a situazioni diseguali. E’ quindi proprio il principio di uguaglianza a esigere che il matrimonio, dunque la famiglia costituzionalmente tutelata (fondata sull’unione di due persone di sesso diverso) e le unioni omosessuali siano trattate diversamente. C’è di più. La Corte costituzionale, anche con recenti pronunciamenti, ha sempre evidenziato come la famiglia sia diversa da tutte le altre forme di convivenza. In una ordinanza del 2007, per esempio, la Corte ha ribadito, per l’ennesima volta, la “profonda diversità che caratterizza la convivenza more uxorio rispetto al rapporto coniugale, tale da impedire l’automatica parificazione delle due situazioni, ai fini di una identità di trattamento fra i rispettivi regimi”. Se le parole hanno un senso, è difficile che sia la Consulta ad avallare la via giudiziaria al matrimonio gay in Italia.
Molto poco plausibile, per non dire risibile, è il richiamo a una presunta lesione del principio di uguaglianza. Bisogna ricordare che quel principio risulta violato non solo quando si trattano in modo diverso situazioni uguali, ma anche quando si impone la stessa disciplina a situazioni diseguali. E’ quindi proprio il principio di uguaglianza a esigere che il matrimonio, dunque la famiglia costituzionalmente tutelata (fondata sull’unione di due persone di sesso diverso) e le unioni omosessuali siano trattate diversamente. C’è di più. La Corte costituzionale, anche con recenti pronunciamenti, ha sempre evidenziato come la famiglia sia diversa da tutte le altre forme di convivenza. In una ordinanza del 2007, per esempio, la Corte ha ribadito, per l’ennesima volta, la “profonda diversità che caratterizza la convivenza more uxorio rispetto al rapporto coniugale, tale da impedire l’automatica parificazione delle due situazioni, ai fini di una identità di trattamento fra i rispettivi regimi”. Se le parole hanno un senso, è difficile che sia la Consulta ad avallare la via giudiziaria al matrimonio gay in Italia.