Il Marchese del Grillo

Il giocattolo si è rotto, non ci sono più soltanto robottini che dicono sempre “sì, sì, sì” e qualcuno osa persino autocontarsi su Facebook per capire quanti attivisti abbiano davvero votato alle parlamentarie. E allora Beppe Grillo si stufa, si scoccia, si offende, dà di matto, scalcia, strepita, minaccia e mette il broncio da despota capriccioso della “democrazia dal basso” che trascolora nel suo contrario. Leggi Ora il flop di Grillo non è più solo una mia fissazione di Giuliano Ferrara - Leggi Il Grillo caduto dal piedistallo di Marianna Rizzini - Leggi Grillo è un compagno che sbaglia o un quattrinaro nemico di classe? di Marianna Rizzini
6 AGO 20
Immagine di Il Marchese del Grillo
"A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del Movimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri". E' quello che ha scritto oggi il leader del Movimento 5 stelle sul suo blog, espellendo così di fatto Salsi e Favia dal M5S.
Il giocattolo si è rotto, non ci sono più soltanto robottini che dicono sempre “sì, sì, sì” e qualcuno osa persino autocontarsi su Facebook per capire quanti attivisti abbiano davvero votato alle parlamentarie. E allora Beppe Grillo si stufa, si scoccia, si offende, dà di matto, scalcia, strepita, minaccia e mette il broncio da despota capriccioso della “democrazia dal basso” che trascolora nel suo contrario. Isterica riedizione del “Marchese” omonimo, Grillo reinterpreta l’“io sono io e voi non siete un cazzo” con la frase-ossimoro della chiamata alle armi pre-elettorale: “Chi pensa che io sia antidemocratico vada fuori dalle palle”, ha detto con un video sul suo blog, forse anche nel tentativo di sbaragliare gli avversari nel vasto campo populista.
E’ il malmostoso grido di battaglia che ricaccia la trasparenza totale tanto sbandierata con un “mi sto scocciando, mi sto arrabbiando seriamente” e con la minaccia a chi fa “domande su domande” sulla gestione delle Cinque stelle: “Chi si pone problemi di democrazia nel movimento va fuori. Non lo obbliga nessuno. E andranno fuori”. Non vuole che gli attivisti dubitino (fuori dalle palle pure “chi pensa che Casaleggio si tenga i soldi e che io sia disonesto”). Non vuole che gli altri, quelli che le liste le decidono “in cinque segretari di partito”, “rompano i coglioni” a lui “con la democrazia”. Per mantenere intatto il suo meraviglioso mondo, lo trasforma in una Corea del nord: “Siamo in guerra”, abbiamo “l’elmetto”, dice, e passi per “i nemici veri” (giornali e tv), ma “dentro no”, il nemico interno non può esistere. Ridicolo? Un po’. Preoccupante? Forse. Soprattutto grottesco.