I Diàdochi
6 AGO 20

La politica non è un'arte per uomini nuovi, prima di affrontare nellapubblica arena la furia del toro del potere bisogna esercitarsi nell'artedella prudenza del torero, attrezzato dall'esempio degli antichi e deimoderni, per scongiurare che - superati gli steccati del circo - le corna diquella bestia si rivolgano contro gli spettatori inermi. Basterebbe chechiunque abbia raggiunto il soglio del potere facesse memoria del "Enrico V"per scongiurare dal suo regno la rovina preparata da ogni usurpatore, che sidichiara legittimo e benevolo erede del nobile padre in pensione. Cosìavviene nel Pdl, ove la lotta tra falchi e colombe fa dimenticare il loghionevangelico secondo il quale nessun regno diviso conviene che permanga.Scelta Civica abbandona l'autore della sua fortuna (o italica sventura) epropone un nome oscuro che non ha nemmeno la dignità di convogliare su di sé il pubblico sdegno del suo mèntore; il Pd si diverte a smontare unanobile tradizione seguendo le bizze di un pargolo appena adolescente inerezione per il comando, Grillo stenta a conservare la disciplina di ungruppo indisciplinato (perché in ogni formazione anarchica ognuno si facapo). Intanto l'Italia langue, si spartiscono le spoglie a babbo ancoravivo, che prevedono presto morto. Il popolo guarda e soffre, mormora eattende in segreto che dal cielo o dall'inferno venga la giusta vendetta. Intanto nell'intervallo i pesci pilota nei talk show sghignazzano sulleavventure pelose di Berlusconi.