Come ti rottamo col porcellum
L’indicazione di Matteo Renzi per la nuova legge elettorale (“che assicuri una vittoria certa il giorno dopo il voto, restituisca la scelta degli eletti ai cittadini e metta in salvo il bipolarismo”) sembra fatta apposta per accontentare tutti. Ma il fatto è che un meccanismo che raggiunga tutti questi obiettivi simultaneamente non esiste, e Renzi lo sa benissimo. A sentire alcuni dei suoi seguaci, la richiesta apparentemente lapalissiana del sindaco di Firenze serve invece a impallinare qualsiasi intesa possa scaturire all’interno della strana maggioranza.
6 AGO 20

L’indicazione di Matteo Renzi per la nuova legge elettorale (“che assicuri una vittoria certa il giorno dopo il voto, restituisca la scelta degli eletti ai cittadini e metta in salvo il bipolarismo”) sembra fatta apposta per accontentare tutti. Ma il fatto è che un meccanismo che raggiunga tutti questi obiettivi simultaneamente non esiste, e Renzi lo sa benissimo. A sentire alcuni dei suoi seguaci, la richiesta apparentemente lapalissiana del sindaco di Firenze serve invece a impallinare qualsiasi intesa possa scaturire all’interno della strana maggioranza. Il piano sarebbe quello di imporre una soluzione alla Camera, senza l’apporto del centrodestra che lì non è necessario, basata sul doppio turno (non si capisce se di collegio o di coalizione), che il Pdl considera accettabile, e con ragione, solo se connesso a un sistema semipresidenziale. Poi, al Senato, il Pd imporrebbe un diktat al centrodestra: o accetta una legge elettorale non gradita o si va a una crisi immediata di governo e di maggioranza, e quindi al voto, naturalmente con il meccanismo attuale, vituperato a parole ma di fatto il più favorevole possibile ai renziani, che potrebbero compilare le liste senza pagare lo scotto della prevalenza dei loro avversari nelle strutture territoriali del loro partito. Si tratta, per ora, di dichiarazioni un po’ spregiudicate. Tuttavia è evidente che si sta creando un fuoco di sbarramento preventivo per impedire una soluzione condivisa sul tema del meccanismo di voto. Ancora una volta l’antagonista silenzioso di Renzi è Giorgio Napolitano, al quale viene attribuita, oltre alla pressione esplicita perché il tema venga affrontato tempestivamente, anche un’azione meno pubblica volta a favorire l’adozione di un sistema modellato almeno in parte su quello spagnolo, che consenta un miglior controllo territoriale sulle candidature.