Buon voto, pessimo clima
Ieri sera il Parlamento doveva decidere se un ministro, oggi indagato per associazione mafiosa ma in un procedimento del quale solo poche settimane fa la stessa procura aveva chiesto l’archiviazione, debba dimettersi in base soltanto a una campagna mediatico-giudiziaria basata su pentiti “alla Ciancimino” e senza l’ombra di un riscontro oggettivo. La Camera dei deputati ha deciso a maggioranza per la scelta garantista, riaffermando in questo modo la propria dignità e indipendenza dalle pressioni esterne.
6 AGO 20

Accusare un governo che ha ottenuto i più consistenti risultati nella cattura di boss della criminalità organizzata di essere “mafioso” è irresponsabile, oltre che falso. L’appello reiterato a una non meglio identificata rivolta popolare sanguinosa è addirittura vergognoso. Chi cerca di creare un clima “greco”, chi immagina di vivere in una dittatura libica da abbattere nelle piazze, se ancora non basta provarci nei tribunali, almeno dovrebbe avere il pudore di non presentarsi come difensore dell’onore dell’Italia e della democrazia.
In democrazia i governi si reggono sulla fiducia del Parlamento, vengono sostituiti da un verdetto elettorale avverso. Chi indica altre strade, alzando costantemente i toni della polemica come è avvenuto ieri, fa del male all’Italia, procura danni più di quanto possano fare eventuali sbagli del governo. Così una giornata in cui il Parlamento ha esercitato dignitosamente la propria funzione viene macchiata da comportamenti esasperati, che neppure l’illusione di essere già in campagna elettorale può giustificare. Dopo il voto, a Silvio Berlusconi è stato attribuito un commento, “non ce la faccio più, uno di questi giorni vado in tv ed esplodo”. Forse non l’ha detto, è verosimile che lo pensi, gli verrà ovviamente rinfacciato dai media ostili e faziosi. Ma purtroppo è la fotografia della realtà.