Averceli i sindacati tedeschi. Nunzia e la storia di Follia Italia

6 AGO 20
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Al direttore - Dopo essermi ripresa dall’emozione di vedermi dedicata una presenza sulla prima pagina del Foglio, le confesso che anch’io come Maurizio Crippa, forse una delle prime letture della mia giornata, sono stata assalita dalla tentazione di rivolgermi allo psicoanalista. Il desiderio è stato motivato dalle richieste di spiegazioni di colleghi, amici, parenti, sostenitori veri e presunti che mi hanno ripetutamente chiesto se mi sentissi bene nell’aver deciso di lasciare la maggioranza per l’opposizione, rinunciando così a piccole o grandi posizioni di potere e sottopotere, cancellando con una semplice firma il mio passato di ministro, capogruppo, fondatore di un partito, per tornare a fare il soldato semplice. Poi, accertato che il grande passo non mi provocava sentimenti negativi ma risvegliava in me un entusiasmo che ritenevo improponibile – sa come sono le stagioni della vita… – mi sono rasserenata e mi sono messa a disposizione del presidente Brunetta, mio capogruppo, e del presidente Berlusconi. Non ho la presunzione di credermi all’altezza di qualche seguace di Erasmo da Rotterdam, ma credo che almeno il Foglio, non foss’altro per la sua simpatica dissidenza e garbata irriverenza rispetto al pensiero unico dominante, avrebbe potuto comprendere questo piccolissimo gesto e dispensare, per esempio, un minuscolo, infinitesimale elogio della follia. Sarà per un’altra volta. Desidero però rassicurare Maurizio Crippa, che tuttavia ringrazio per il tono ironico ma lieve e pertanto efficace, sul fatto che l’affermazione secondo la quale la politica è una forma di carità non è certamente mia, ma l’ho letta attribuita a un certo cardinale Bergoglio in un discorso in occasione del bicentenario della nazione argentina. E’ un pensiero che mi ha fatto molto riflettere – credo d’averlo letto sulla Stampa – e che potrebbe essere esteso, chessò, alla medicina, alla professione forense, alla magistratura, al giornalismo stesso. Giungano a lei e Crippa i miei più sinceri saluti. Da una lettrice affezionata e un po’ folle.
Nunzia De Girolamo
E fol-lia Ita-li-a, è tem-po di cre-de-re.
Al direttore - Come dicono a Roma, non “allarghiamoci”. Non allarghiamoci, come il mio amico Umberto Minopoli, fino al punto di attribuire la causa del caso Volkswagen agli “arcaismi antiliberali della Mitbestimmung”. Perché la cogestione resta un valore costitutivo del modello sociale della Germania. E il ruolo del sindacato, anche nei consigli di sorveglianza, resta cruciale per la forza della grande industria tedesca. La frase non mi è mai piaciuta, ma attenzione a non gettare il bambino con l’acqua sporca. Del resto, ricordo che la Cgil e la Fiom sono stati storicamente i più fieri avversari del sistema di codecisione aziendale e del cosiddetto capitalismo renano. Se Maurizio Landini ha talvolta strizzato l’occhio strumentalmente alla casa automobilistica di Wolfsburg per le sue polemicuzze con Sergio Marchionne, chi se ne frega. Nel 2007 io non mi sono sognato di imputare la crisi dei subprime agli “arcaismi liberali” della concorrenza e del mercato. Se c’è un’analogia tra lo scandalo Lehman Brothers e lo scandalo Volkswagen, essa consiste nel fatto – come ha osservato Federico Fubini sul Corriere della Sera – che i controlli sulla qualità del prodotto sono affidati a società pagate dal produttore stesso. E ciò, mi par di capire, non ha nulla a che vedere né con l’ordoliberalismo né con il liberalismo senza “ordo”. E’, come dicevano i vecchi maestri comunisti di chi scrive e di Minopoli, una questione squisitamente politica.
Michele Magno
Averceli, però, i sindacati tedeschi, caro Magno.
Al direttore - Prodotti ebraici israeliani marchiati? Me li mostrino che li compro tutti!
Paola Ceva
Al direttore - La stanno mettendo giù un po’ troppo dura, perché due storici e blasonati talk-show televisivi sono stati battuti due volte, in audience e share, per due settimane di fila, da due film che raccontano la storia di un uomo che da solo combatte e da solo vince. Nella direzione del Pd succede sempre.
Valerio Gironi
Al direttore - Papa Francesco a Washington ha tradito la sua Ford Focus. E’ salito su una Fiat 500, scelta evangelica. Matteo 6,10, Fiat voluntas tua. Fiat, mica Ford.
Gino Roca