A proposito di memoria

6 AGO 20
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Siamo sicuri, ma proprio sicuri che la persecuzione ebraica che ha portato a sei milioni l'atroce computo delle vittime, e quella di classe, che ha fatto schizzare le colonnine degli storici a venti milioni di kulaki eliminati, o a quattro milioni le vittime di Pol Pot, siano dovute al "nazionalismo e al populismo" - come con dubbia orologeria il nostro presidente ha fatto ieri per la giornata della memoria? Siamo certi che invece non si è trattato di degenerazione di ideologie di massa che hanno portato all'occupazione del potere da parte di sette autoproclamatesi elette, e che, con mezzi autoritari e polizieschi, e soprattutto grazie all'uso indiscriminato di leggi speciali, combinato con l'operosità delle procure di allora (tribunali speciali e tribunali del popolo, le polizie e la delazione di massa), e quindi con evidenti complicità nelle "competenti" sedi di giudizio instaurò una dittatura terroristica della legge, prendendo spunto dalla degenerazione Robespierriana? Le pianificazioni di Hesse, Goebbels, Heydrich e altri, e le decisioni del politburo varate da Stalin e Beria a me sembrano esattamente il contrario delle manifestazioni del primo fascismo, o dei marinai della Pothemkin, unici accostamenti storici al "populismo" e dunque forse accettabili nelle dichiarazioni di ieri di Giorgio Napolitano, ma cose ben diverse dal "terrore" di cui ieri si doveva celebrare la memoria.