Un bullo che se lo può permettere
Obama dà la carica all’America (sulla politica estera è il cinico in chief). "Spavaldo”, scrive il New York Times commentando il presidente americano durante il discorso sullo stato dell’Unione. Ma spavaldo pare quasi sminuente.
5 AGO 20

"Spavaldo”, scrive il New York Times commentando il presidente americano, Barack Obama, durante il discorso sullo stato dell’Unione. Ma spavaldo pare quasi sminuente: Obama è stato quasi un bullo, ha parlato come se le elezioni di midterm non ci fossero mai state, come se i repubblicani non le avessero vinte, ma fossero soltanto un partito d’opposizione livoroso che non vuole collaborare, e che non si accorge che il mondo è di Obama e dei democratici, che hanno fatto ritornare l’America un paese forte, economicamente potente, con l’indipendenza energetica, con l’occupazione, con la crescita a ritmi straordinari. Ha parlato di tutto, Obama, dello spirito americano che è fatto di sogni e di ripartenze, di opportunità colte e fatte fruttare, dei diritti, da quelli dei gay a quelli delle mamme nei mesi di maternità, delle tasse, della middle class a lui cara (perché elettoralmente potente) e dei ricchi che hanno la responsabilità della diseguaglianza.
Soprattutto ha parlato di sé, dei cinici che non lo hanno capito e lo hanno criticato. Non ho un’agenda personale, ha detto, “non ho più campagne elettorali da fare, il mio obiettivo…” ed è stato interrotto dai repubblicani sarcastici che applaudivano. Una pausa e ha risposto: “Lo so, è perché ne ho già vinte due”, con i democratici in visibilio. I risultati in politica interna sono innegabili, delle nuove tasse e dell’immobilismo al Congresso ne sentiremo parlar. Sulla politica estera invece la ricostruzione di Obama è fumosa, forse persino offensiva. In questo è lui il cinico in chief.