Terzo mandato dai piedi d’argilla

Sessanta miliardi di euro di nuove spese fino al 2020. Centosessanta se si considera il periodo che va fino al 2030. Sono queste le cifre della contro-riforma delle pensioni che il governo tedesco ha approvato a inizio settimana su proposta del ministro del Lavoro e degli Affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles.
5 AGO 20
Immagine di Terzo mandato dai piedi d’argilla
Sessanta miliardi di euro di nuove spese fino al 2020. Centosessanta se si considera il periodo che va fino al 2030. Sono queste le cifre della contro-riforma delle pensioni che il governo tedesco ha approvato a inizio settimana su proposta del ministro del Lavoro e degli Affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles. La riforma rischia di riportare la Germania a quasi due lustri fa, quando la prima grande coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel innalzò l’età pensionabile a 67 anni. L’aumento, graduale, avrebbe dovuto prodursi tra il 2012 e il 2029. L’unica deroga esistente era prevista per coloro i quali avessero compiuto 65 anni e pagato i contributi per 45. Con i piani del nuovo ministro, la deroga verrebbe ulteriormente ampliata. Non soltanto avrebbe efficacia a partire dal 63esimo anno di età e non più dal 65esimo, ma nei 45 anni di contributi verrebbero fatti rientrare anche gli anni nei quali si è percepito il sussidio di disoccupazione.
Il gruppo parlamentare cristiano-democratico e cristiano-sociale – incalzato da vasti settori dell’economia, varie associazioni d’imprenditori compresa la Confindustria tedesca, la Bda – sta cercando di limitare i danni, chiedendo che gli anni di disoccupazione da computare nel calcolo dei contributi siano solo cinque. D’altra parte, però, il ministro gode del pieno sostegno della cancelliera Merkel. Mentre l’Spd, dunque, procede con piglio sicuro sulla sua strada, Cdu e Csu sembrano prive di una bussola. Incerti se seguire il capo o i principi, i deputati cristiano-democratici e cristianosociali sono in balìa degli alleati socialdemocratici. La riforma Nahles, infatti, prevede altri generosi regali ai pensionati: uno stanziamento di sei miliardi di euro l’anno per le donne che hanno avuto figli prima del 1992, un aumento delle pensioni minime a 850 euro a partire dal 2017 e un calcolo contributivo più favorevole per le pensioni degli inadatti al lavoro.
Difficile pensare che il governo intenda finanziare questa nuova tempesta welfaristica confidando nella crescita economica. I contributi per l’assicurazione pensionistica, infatti, anziché scendere, come era previsto dal 1° gennaio di quest’anno, rimarranno stabili fino al 2018 e saliranno addirittura dal 2019. L’onda lunga di Gerhard Schröder sembra insomma essersi esaurita.