Salvare il bipolarismo, please
La recente crisi di governo, risolta con quello che tutti chiamano un “governo del presidente”, ha sospeso la democrazia dell’alternanza, che era entrata nella Costituzione materiale (e anche in quella formale per via dell’indicazione del premier come collante delle coalizioni che su quella base ottengono o meno il premio di maggioranza) e ha invece sottolineato un potere che non può essere definito, almeno in questo caso, politicamente irresponsabile, del capo dello stato.
5 AGO 20

La recente crisi di governo, risolta con quello che tutti chiamano un “governo del presidente”, ha sospeso la democrazia dell’alternanza, che era entrata nella Costituzione materiale (e anche in quella formale per via dell’indicazione del premier come collante delle coalizioni che su quella base ottengono o meno il premio di maggioranza) e ha invece sottolineato un potere che non può essere definito, almeno in questo caso, politicamente irresponsabile, del capo dello stato. Le regole formali sono state rispettate, ma si è verificato uno spostamento nettissimo dell’asse istituzionale, un cui aspetto innegabile è l’esautoramento della sovranità popolare, cui è sottratta ora l’indicazione del presidente del Consiglio.
A questo punto varrebbe la pena di istituzionalizzare il ruolo politico del Quirinale, sanando però il difetto di legittimazione popolare, introducendo l’elezione diretta del presidente dalla Repubblica. A quel punto persino le elucubrazioni di Eugenio Scalfari, che gli attribuisce il diritto di scelta dei ministri invece della pura sanzione, avrebbero un senso. La proposta Calderisi va in tale direzione: solo qualche mese fa sarebbe apparsa stravolgente dell’assetto istituzionale, oggi appare invece un adeguamento della Repubblica formale a quella reale. I grandi partiti dovrebbero riflettere sul fatto che questo sarebbe anche un modo efficace di restaurare il malconcio bipolarismo, e in effetti sia il Partito democratico sia il Pdl hanno sostenuto, in varie forme, l’esigenza di una elezione diretta di chi ha la massima responsabilità nella guida politica del paese. Naturalmente si può discutere del meccanismo elettorale da adottare, dei poteri specifici da attribuire, questa volta in modo esplicito, al presidente elettivo, del suo rapporto con Parlamento e governo. Sono problemi rilevanti, ma meno gravi dell’incertezza attuale sulla vera sede del potere politico nazionale.
A questo punto varrebbe la pena di istituzionalizzare il ruolo politico del Quirinale, sanando però il difetto di legittimazione popolare, introducendo l’elezione diretta del presidente dalla Repubblica. A quel punto persino le elucubrazioni di Eugenio Scalfari, che gli attribuisce il diritto di scelta dei ministri invece della pura sanzione, avrebbero un senso. La proposta Calderisi va in tale direzione: solo qualche mese fa sarebbe apparsa stravolgente dell’assetto istituzionale, oggi appare invece un adeguamento della Repubblica formale a quella reale. I grandi partiti dovrebbero riflettere sul fatto che questo sarebbe anche un modo efficace di restaurare il malconcio bipolarismo, e in effetti sia il Partito democratico sia il Pdl hanno sostenuto, in varie forme, l’esigenza di una elezione diretta di chi ha la massima responsabilità nella guida politica del paese. Naturalmente si può discutere del meccanismo elettorale da adottare, dei poteri specifici da attribuire, questa volta in modo esplicito, al presidente elettivo, del suo rapporto con Parlamento e governo. Sono problemi rilevanti, ma meno gravi dell’incertezza attuale sulla vera sede del potere politico nazionale.