Pretesti tedeschi
Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha preso posizione contro un’immediata attuazione dell’Unione bancaria europea, sotto l’egida della Banca centrale, in un articolo sul Financial Times di ieri in cui propone che essa avvenga in due fasi. Nella prima, la maggior parte delle prerogative rimarrebbero alle autorità nazionali; alla Banca centrale europea spetterebbe solo la prescrizione delle regole per le banche in relazione all’attività di credito, alla loro solvibilità e al controllo. Nella seconda fase, gli interventi per le banche in crisi spetterebbero alle autorità degli stati membri con mezzi nazionali.
5 AGO 20

Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha preso posizione contro un’immediata attuazione dell’Unione bancaria europea, sotto l’egida della Banca centrale, in un articolo sul Financial Times di ieri in cui propone che essa avvenga in due fasi. Nella prima, la maggior parte delle prerogative rimarrebbero alle autorità nazionali; alla Banca centrale europea spetterebbe solo la prescrizione delle regole per le banche in relazione all’attività di credito, alla loro solvibilità e al controllo. Nella seconda fase, gli interventi per le banche in crisi spetterebbero alle autorità degli stati membri con mezzi nazionali. Farebbe dell’Unione bancaria una “rete” coordinata di attori nazionali e non un organismo centralizzato. Sarebbe un passo indietro anche rispetto all’istituzione dei fondi europei di stabilizzazione. La Bce avrebbe potere d’intervento bancario solo dopo una modifica dei trattati. Schäuble stesso lo ammette, ma poi nicchia. La riforma, per il ministro, dovrebbe stabilire regole vincolanti su ciò che la Bce potrebbe fare. La “linea Schäuble” riflette quella delle lobby finanziarie tedesche che vogliono “mani libere” per il governo di Berlino.
Il modello di banca operante a livello internazionale sotto controllo della Bce non piace infatti a istituti come Deutsche Bank, che fa fatica a emergere nel mercato globale perché non ha saputo profittare della debolezza (durata poco) delle grandi banche d’investimento americane e inglesi. Schäuble s’oppone anche al piano Bce di sostegno alle piccole e medie imprese basato sull’accettare come collaterali le cartolarizzazioni di crediti delle Pmi in pancia alle banche. Secondo Schäuble, ciò va a favore delle Pmi del sud Europa. Pensa, in particolare, a quelle italiane in relazione alla cartolarizzazione dei loro crediti con la Pa. Ma la questione è mal posta perché le Pmi non esistono solo in Italia e in Spagna: sono 20 milioni in tutta Europa. Molte fra le più attive per redditività e capacità d’impiego positiva sono in Germania, dice uno studio della Commissione europea. Le imprese tedesche s’avvalgono poi di altre forme di credito bancario, considerate già valide come collaterali dalla Bce. Berlino, insomma, non difende un principio ma il suo orto dalla concorrenza straniera. Ciò a scapito dello sviluppo del progetto europeo di Unione bancaria e della crescita economica (per tutti).