Pasticcio sugli esodati
E’ stupefacente l’accordo raggiunto nella commissione Lavoro della Camera – con voto quasi unanime – sull’emendamento di Cesare Damiano (Pd), che consente di sovvenzionare 171 mila “esodati”, istituendo un tributo straordinario del 3 per cento sul “sovra reddito dei ricchi”, e cioè coloro che hanno più di 150 mila euro di reddito lordo annuo. Ma la sorpresa è in realtà doppia. Leggi Il populismo del Pd sugli esodati ammalia il Pdl di Alberto Brambilla
5 AGO 20

E’ stupefacente l’accordo raggiunto nella commissione Lavoro della Camera – con voto quasi unanime – sull’emendamento di Cesare Damiano (Pd), che consente di sovvenzionare 171 mila “esodati”, istituendo un tributo straordinario del 3 per cento sul “sovra reddito dei ricchi”, e cioè coloro che hanno più di 150 mila euro di reddito lordo annuo. Ma la sorpresa è in realtà doppia. Innanzitutto perché l’emendamento elaborato da Giuliano Cazzola (Pdl) – ma che non è stato considerato – consentirebbe di risolvere il problema senza fare ricorso a nuovi gravami fiscali evitando, perciò, lo spettacolo di un’Italia in piena crisi economica che persiste con pratiche vetero-assistenzialistiche, in quel settore pensionistico sul quale si sono appuntate le critiche della Commissione Ue e della Banca centrale europea. In secondo luogo questa nuova spesa per pensioni anticipate viene coperta con un tributo che accresce la pressione dell’imposta personale progressiva sul reddito del ceto medio con una motivazione redistributiva di natura classista, e dunque poco compatibile con l’economia di mercato. Inoltre è un impianto in netto contrasto con l’esigenza di ripristinare gli incentivi a produrre, innovare, oppure risparmiare come sarebbe necessario per uscire dalla stagnazione alla quale da anni è condannata l’economia italiana. La Confindustria sostiene anche che questa nuova addizionale, “una patrimoniale” com’è stata definita da chi la osteggia, genererà una contrazione dei consumi di fascia alta che si andrà ad aggiunge a quella determinata dall’aumento dell’Iva. Per giunta quando la pressione fiscale nazionale raggiunge il 52 per cento.
La direzione del Pdl, colta di sorpresa dal voto, ha sconfessato ieri i suoi deputati della commissione Lavoro che si sono accodati all’emendamento Damiano. Forse perché sentono aria di elezioni, oppure perché sono particolarmente sensibili alle sirene sindacali: non quelle della Cgil, che non è il loro sindacato di riferimento ma piuttosto quello di Damiano e del Pd, ma delle altre sigle di diversa mentalità politica come Uil, Cisl, Ugl e così via, che però sugli esodati marciano sempre compatte. Infatti in Italia i sindacati si dividono su tutto, soprattutto sui contratti di lavoro, ma fanno blocco e restano uniti quando si tratta di difendere i pensionati: cioè una larga fetta dei loro iscritti. Per fare l’interesse del mondo del lavoro, il Pd e i sindacati, che vogliono tassare i ricchi, dovrebbero destinare il gettito per cofinanziare investimenti in infrastrutture generando crescita e occupazione. E’ tempo di lasciarsi alle spalle la difesa a oltranza dell’enorme platea di pensionati e pensare al futuro soprattutto per favorire i più giovani. Senza ascoltare più il richiamo dei sindacati e delle urne.
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