Non, ce pays n’est pas pour les réformes
E’ nei panni di un Gerhard Schröder che François Hollande si è presentato ieri alla Commissione europea, a un anno esatto dal suo arrivo all’Eliseo e nel giorno in cui la Francia è stata dichiarata ufficialmente in recessione. “La nostra sola ambizione deve essere la crescita”, ha detto il presidente francese, che per una volta non ha lanciato appelli a politiche keynesiane: Hollande ha promesso di “curare” l’economia non con i “cerotti”, ma con riforme per “riassorbire il deficit di competitività” accumulato dalla Francia.
5 AGO 20

Bruxelles. E’ nei panni di un Gerhard Schröder che François Hollande si è presentato ieri alla Commissione europea, a un anno esatto dal suo arrivo all’Eliseo e nel giorno in cui la Francia è stata dichiarata ufficialmente in recessione. “La nostra sola ambizione deve essere la crescita”, ha detto il presidente francese, che per una volta non ha lanciato appelli a politiche keynesiane: Hollande ha promesso di “curare” l’economia non con i “cerotti”, ma con riforme per “riassorbire il deficit di competitività” accumulato dalla Francia. I due anni in più di tempo concessi dalla Commissione europea a Parigi sul deficit saranno usati per accelerare le riforme strutturali, come quelle sull’indennità di disoccupazione e sulle pensioni, ha promesso Hollande. L’esempio è la Germania di Schröder, che nel biennio 2003-2004 era considerata il grande malato dell’Europa. “Per dieci anni i tedeschi hanno fatto delle scelte e oggi la Germania è competitiva”, ha detto Hollande. La crescita in Francia “verrà dalla nostra capacità di essere i migliori sul mercato”. Con la recessione “abbiamo superato il momento più difficile. Ora possiamo tornare a sperare in un futuro migliore”.
Oggi la Francia ha sostituito la Germania nel ruolo di grande malato d’Europa. A marzo 5 milioni di persone erano iscritte a Pole Emploi, l’Ufficio nazionale di collocamento. La bilancia commerciale è in rosso. Il debito pubblico ha superato il 90 per cento del pil. “C’è un problema di competitività”, ha riconosciuto il presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Certo, tutti i paesi europei sono in difficoltà. L’Italia è al settimo trimestre consecutivo di calo del pil – meno 0,5 per cento tra gennaio e marzo 2013 – un record mai visto nella storia. La Germania nei primi tre mesi dell’anno è cresciuta di appena lo 0,1 per cento. La zona euro nel suo insieme ha perso lo 0,2 per cento di pil. La Francia è un “caso a parte?”, si è chiesto Hollande: “No, perché la recessione media nella zona euro è superiore”. Ma a ben guardare la Francia è un caso davvero unico.
Parigi non ha perseguito né politiche di austerità aggressive né riforme strutturali serie. Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia hanno messo mano alle riforme e la loro posizione in termini di equilibrio macro-economico sta migliorando. In un anno Hollande si è limitato a promuovere due deboli riforme: il Patto per la competitività che amplia gli sconti fiscali per le imprese e l’accordo tra le parti sociali per una maggiore flessibilità del lavoro. Anche sul deficit la Francia è un’eccezione: è il paese che più ha beneficiato della clemenza europea in termini di austerità. Lo sforzo di consolidamento di bilanci in termini strutturali e nominali è stato molto inferiore a quello italiano. Ma il 29 maggio il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ufficializzerà la decisione di dare due anni in più di tempo per riportare il deficit sotto il 3 per cento del pil – una benevolenza che nemmeno Parigi si aspettava. E’ la replica della sospensione del Patto di stabilità del 2003 (quando Francia e Germania rischiavano una multa per deficit eccessivo) e del 2008 (quando il disavanzo francese esplose per salvare settore auto e banche), il cui effetto collaterale è stato quello di confortare l’immobilismo francese.
Perfino a Bruxelles c’è il sospetto che la Francia sia irriformabile. Barroso ha chiesto a Hollande riforme “credibili”. “Ogni volta che qualcuno arriva al potere promettendo riforme, poi non le realizza”, spiega al Foglio Agnès Verdier-Molinié, direttrice del think tank iFrap: “Ci sono quattro tabù che impediscono alla Francia di muoversi: le 35 ore, lo Smic (il salario minimo, ndr), lo statuto della funzione pubblica e i regimi speciali delle pensioni”. Il problema di Hollande è il suo equilibrismo: in campagna elettorale aveva inviato segnali “in contraddizione” con le riforme necessarie alla Francia e i pochi tentativi dell’ultimo anno sono stati annacquati da “contropartite” a sindacati o sinistra del Ps.
Per essere uno Schröder francese, Hollande deve affrontare la questione del peso dello stato nell’economia. Alla faccia dell’austerità, la quota di spesa pubblica sul pil in Francia nel 2014 dovrebbe salire al 57,1 per cento, il livello più alto in Europa. Per la direttrice dell’iFrap, la priorità è “riconciliare la Francia pubblica e la Francia privata: le due France che vivono l’una affianco all’altra senza avere le stesse regole”. Per realizzare la promessa di riconquistare competitività, Hollande deve “far comprendere che, senza imprese private, non ci sono né stato, né politica sociale, né redistribuzione”.
Per essere uno Schröder francese, Hollande deve affrontare la questione del peso dello stato nell’economia. Alla faccia dell’austerità, la quota di spesa pubblica sul pil in Francia nel 2014 dovrebbe salire al 57,1 per cento, il livello più alto in Europa. Per la direttrice dell’iFrap, la priorità è “riconciliare la Francia pubblica e la Francia privata: le due France che vivono l’una affianco all’altra senza avere le stesse regole”. Per realizzare la promessa di riconquistare competitività, Hollande deve “far comprendere che, senza imprese private, non ci sono né stato, né politica sociale, né redistribuzione”.