Mettere in banca l’unità nazionale
Prove tecniche di unità nazionale. Ma tra banche. Gli istituti di credito, finiti in trincea sotto gli attacchi della speculazione e in attesa dei risultati degli stress test europei di domani, hanno deciso di fare sistema contro lo smottamento dei mercati e le tensioni sui titoli pubblici. La “squadra” si è rodata durante il lunedì nero della Borsa e alla vigilia dell’assemblea dell’Abi di ieri, quando si sono intensificati i contatti tra i principali banchieri, il numero uno dell’Associazione Giuseppe Mussari (che è anche presidente di Mps) e il governatore Mario Draghi per rafforzare il cordone sanitario del credito. di Camilla Conti
5 AGO 20

Prove tecniche di unità nazionale. Ma tra banche. Gli istituti di credito, finiti in trincea sotto gli attacchi della speculazione e in attesa dei risultati degli stress test europei di domani, hanno deciso di fare sistema contro lo smottamento dei mercati e le tensioni sui titoli pubblici. La “squadra” si è rodata durante il lunedì nero della Borsa e alla vigilia dell’assemblea dell’Abi di ieri, quando si sono intensificati i contatti tra i principali banchieri, il numero uno dell’Associazione Giuseppe Mussari (che è anche presidente di Mps) e il governatore Mario Draghi per rafforzare il cordone sanitario del credito. I colloqui hanno coinvolto anche le fondazioni – e in primis il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti – che negli ultimi mesi hanno sostenuto gli aumenti di capitale degli istituti alleggerendo le casse tradizionalmente destinate al territorio di riferimento.
Alle consultazioni frenetiche si sono poi aggiunti gli interventi dei vertici di Intesa Sanpaolo e Unicredit, entrambe finite nel mirino delle vendite in Borsa. Perché se il rischio paese aumenta, sono le big – con in pancia molti titoli di stato – le prime a sbancare. Non è un caso se l’amministratore delegato di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, ha deciso di incontrare i giornalisti al termine del cda di martedì pomeriggio rasserenando il mercato sulla solidità dell’istituto: “Non ci sentiamo sotto attacco e siamo tranquilli sul superamento dei nuovi stress test europei che saranno diffusi venerdì”, è stato il messaggio forte e chiaro lanciato dal manager di Unicredit. A esternare su “rigore, crescita e Europa” è stato anche l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che con un intervento apparso ieri sulle pagine del Sole 24 Ore ha assicurato che “le banche italiane continueranno ad essere un punto di forza del sistema paese, un’infrastruttura sana e solida su cui appoggiarsi per rilanciare la crescita sostenibile”. Per poi lanciare un appello all’unità in tutta Europa, la cui costruzione “è ancora un processo incompleto, è venuto il tempo di trovare la forza e la compattezza per completare il cammino”.
I colloqui riservati, le consultazioni e le rassicurazioni al mercato sono state poi riassunte con le parole del presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, che ha aperto l’assemblea di ieri invocando proprio “la massima coesione nazionale”, usando non a caso le stesse identiche parole del presidente della Repubblica.
Alle consultazioni frenetiche si sono poi aggiunti gli interventi dei vertici di Intesa Sanpaolo e Unicredit, entrambe finite nel mirino delle vendite in Borsa. Perché se il rischio paese aumenta, sono le big – con in pancia molti titoli di stato – le prime a sbancare. Non è un caso se l’amministratore delegato di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, ha deciso di incontrare i giornalisti al termine del cda di martedì pomeriggio rasserenando il mercato sulla solidità dell’istituto: “Non ci sentiamo sotto attacco e siamo tranquilli sul superamento dei nuovi stress test europei che saranno diffusi venerdì”, è stato il messaggio forte e chiaro lanciato dal manager di Unicredit. A esternare su “rigore, crescita e Europa” è stato anche l’ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che con un intervento apparso ieri sulle pagine del Sole 24 Ore ha assicurato che “le banche italiane continueranno ad essere un punto di forza del sistema paese, un’infrastruttura sana e solida su cui appoggiarsi per rilanciare la crescita sostenibile”. Per poi lanciare un appello all’unità in tutta Europa, la cui costruzione “è ancora un processo incompleto, è venuto il tempo di trovare la forza e la compattezza per completare il cammino”.
I colloqui riservati, le consultazioni e le rassicurazioni al mercato sono state poi riassunte con le parole del presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, che ha aperto l’assemblea di ieri invocando proprio “la massima coesione nazionale”, usando non a caso le stesse identiche parole del presidente della Repubblica.
“Fuori da ogni retorica – ha sottolineato Mussari – il paese sia unito, capace di fare i sacrifici necessari e di costruire compatto il proprio futuro. Ne ha i mezzi e le capacità”. Come dire che il senso di responsabilità verso il paese deve prevalere sugli interessi specifici e sull’irritazione per provvedimenti amari come l’aumento dell’Irap che accresce il peso fiscale a carico delle banche. Gli istituti sono anche consapevoli dei riflessi sociali, come dimostra l’accordo sul fondo di solidarietà tra Abi e organizzazioni sindacali che anticipa la trattativa sul contratto, e i riconoscimenti alle segreterie di Fabi e Uilca, come rappresentanti dei dipendenti del settore, esibiti da Mussari durante il suo intervento.
Le banche sono quindi pronte a fare la loro parte superando le divisioni, ma per difendersi dagli attacchi della speculazione chiedono anche lo scudo del governo: “Quelle riforme strutturali invocate per anni sono oggi ancora più essenziali”, ha infatti avvertito il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel suo intervento all’Abi. Ricordando che “per anni il costo del credito nelle varie parti dell’area euro non si è discostato significativamente da quello prevalente in Germania”. Inoltre “gli spread sui titoli sovrani rispetto al Bund tedesco sono rimasti a lungo su livelli modesti e i tassi praticati dalle banche hanno riflesso la credibilità di cui godevano i titoli pubblici dei paesi dell’euro”. Ma oggi, secondo Draghi, il panorama è cambiato: “Non è né sarà più così: la solvibilità degli stati sovrani non è più un fatto acquisito ma va guadagnata sul campo con una crescita alta e sostenibile, possibile solo con i conti in ordine”. E il costo del credito “riflette oggi questa nuova condizione: è più elevato per i paesi a bassa crescita e con finanze pubbliche deboli”. Ecco perché, ha sottolineato il governatore, servono “nuovi tagli alla spesa con la manovra” che va rafforzata per raggiungere con sicurezza il pareggio di bilancio nel 2014. “Dobbiamo trovare un intento comune, al di là degli interessi particolari e di fazione”. Fatta l’unità delle banche, insomma, ora bisogna fare quella della politica.
Le banche sono quindi pronte a fare la loro parte superando le divisioni, ma per difendersi dagli attacchi della speculazione chiedono anche lo scudo del governo: “Quelle riforme strutturali invocate per anni sono oggi ancora più essenziali”, ha infatti avvertito il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nel suo intervento all’Abi. Ricordando che “per anni il costo del credito nelle varie parti dell’area euro non si è discostato significativamente da quello prevalente in Germania”. Inoltre “gli spread sui titoli sovrani rispetto al Bund tedesco sono rimasti a lungo su livelli modesti e i tassi praticati dalle banche hanno riflesso la credibilità di cui godevano i titoli pubblici dei paesi dell’euro”. Ma oggi, secondo Draghi, il panorama è cambiato: “Non è né sarà più così: la solvibilità degli stati sovrani non è più un fatto acquisito ma va guadagnata sul campo con una crescita alta e sostenibile, possibile solo con i conti in ordine”. E il costo del credito “riflette oggi questa nuova condizione: è più elevato per i paesi a bassa crescita e con finanze pubbliche deboli”. Ecco perché, ha sottolineato il governatore, servono “nuovi tagli alla spesa con la manovra” che va rafforzata per raggiungere con sicurezza il pareggio di bilancio nel 2014. “Dobbiamo trovare un intento comune, al di là degli interessi particolari e di fazione”. Fatta l’unità delle banche, insomma, ora bisogna fare quella della politica.
di Camilla Conti