Ma Renzi ride e morde con noi, o piagnucola con i senatori e Prandelli?
5 AGO 20

Al direttore - Dice Renzi che nessuno ha fatto il nome di Letta. Non se lo ricordavano proprio.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - “Frusta fit per plura quod potest fieri per pauciora” (è inutile fare con più ciò che si può fare con meno), è la formula di cui il filosofo e frate francescano trecentesco Guglielmo di Ockham si servì per eliminare molte delle entità ammesse dalla scolastica tradizionale. Più tardi questa regola, nota col nome di “rasoio di Ockham”, fu espressa anche con la formula “Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” (non moltiplicare gli elementi più del necessario). Essa invita a realizzare il massimo risultato con il minimo sforzo nel campo della logica, e a eliminare con tagli di lama affilata le ipotesi scientifiche più complicate. Un principio di semplicità che, se assunto anche in politica e nell’attività legislativa, risparmierebbe molte pene ai cittadini. A tale principio si sono certamente ispirati i costituenti svedesi quando – nel 1971 – hanno ridotto le due Camere a una, il Riksdag. Un principio che sembra estraneo, invece, alla cultura degli odierni costituenti italiani. “Cosa fatta capo ha”, recita un vecchio proverbio popolare. D’accordo, ma confesso che a me restano ancora ignote le ragioni che hanno consigliato Renzi a non proporre l’abolizione secca del Senato (attribuendo, eventualmente, un rilievo costituzionale alla Conferenza stato-regioni). Perché, insomma, ha scelto di infilarsi nel cafarnao di una riforma che sta dando solo po’ di visibilità a un drappello di professionisti della contestazione? La domanda, sconsolata, è di un renziano riluttante.
Michele Magno
Michele Magno
Al direttore - Più passano i giorni più la sua intuizione sul “morso” si rivela geniale. Bene ha fatto, ieri, a dedicare ad esso oltre il 70 per cento dello spazio (in fondo la lettera di Manconi contro Giovanardi-Pasquale Bruno che altro è se non l’ennesimo autogol della sinistra colta?). Che altre notizie c’erano? Forse il ridicolo “ricompattamento” dei leader su Juncker?
Al tempo mi identificai con Pasquale Bruno, un eroe contro tutti, ieri con Zidane contro Materazzi, oggi con Suárez contro Chiellini. Perché Chiellini è l’establishment (costoro campano di “gomitate” nascoste, guai se ne parli, poi appena li tocchi piagnucolano), individui talmente degradati che non sanno neppure più ridere. A proposito: Matteo Renzi ride con noi o piagnucola con i senatori e con Prandelli?
Riccardo Ruggeri
Al tempo mi identificai con Pasquale Bruno, un eroe contro tutti, ieri con Zidane contro Materazzi, oggi con Suárez contro Chiellini. Perché Chiellini è l’establishment (costoro campano di “gomitate” nascoste, guai se ne parli, poi appena li tocchi piagnucolano), individui talmente degradati che non sanno neppure più ridere. A proposito: Matteo Renzi ride con noi o piagnucola con i senatori e con Prandelli?
Riccardo Ruggeri
Al direttore - Il referendum che si intende proporre sulla legge di attuazione della norma costituzionale sul pareggio di bilancio è una iniziativa interessante. Certo, solleva un dibattito sulla sua ammissibilità, ma il legislatore ordinario non è vincolato nelle modalità di attuazione della legge costituzionale, per cui non mancano le ragioni di un’ammissibilità di una iniziativa che non è in toto diretta conseguenza di quanto sancito nella Carta. Detto ciò ed escluso che invece possa invocarsi il limite del recepimento di un Trattato internazionale (il Fiscal compact), considerato che la norma da abrogare si collega alla riforma costituzionale non a quest’ultimo accordo, vi è però da rilevare che, nell’ipotesi che il referendum fosse indetto e il suo risultato fosse favorevole all’abrogazione della predetta legge, resterebbe pur sempre, per l’Italia, il vincolo del Fiscal compact, come la “barba del diavolo” che, rasa sulla guancia destra, si ripresenta sulla sinistra e viceversa. Insomma, senza rivedere quest’ultimo insieme con il Two pack e il Six Pack, o anche quest’ultimo, non si compiono grandi passi avanti. E il contrasto del Fiscal compact con i Trattati fondativi, che il Foglio ha ampiamente illustrato riprendendo il noto saggio di Giuseppe Guarino, dovrebbe agevolare una iniziativa di revisione. Sennonché il concentrarsi sulla “flessibilità” dell’attuazione delle norme europee ha riportato in secondo piano questo caso di vera illegittimità. E quanto sia difficile passare dal flessibile alle cose certe che esso comporta è dimostrato in queste ore anche dalla riunione di Ypres.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - L’ottimo Alberto Brambilla, scrivendo ieri dell’Ilva, deve essere stato tratto in inganno dall’analista di Ubs, Carsten Riek. Secondo questo analista, il sottoscritto avrebbe consigliato di smantellare mezza acciaieria di Taranto per ovviare, in parte, all’eccesso di capacità produttive della siderurgia europea. Purtroppo Riek sbaglia e cita erroneamente come fonte la newsletter Platts che, invece, aveva riportato correttamente le mie posizioni. Gli atti della commissione Industria del Senato e i miei interventi scritti testimoniano come lo smantellamento totale o anche solo parziale di Taranto debba essere considerato un errore industriale e un orrore sociale.
Massimo Mucchetti
Massimo Mucchetti